Due Tokyo sullo schermo...

scritto da tafia il 25/04/2008,25/04/2008 12:37
Ho visto due Tokyo, al Far East.


La Tokyo anni '50 di Always 2, godibilissimo anche per chi -come me- non ha visto il primo film della serie.
Yamazaki Takashi ci riporta in una Tokyo retrò, magistralmente ricostruita con una computer graphic inusualmente dedicata non all'invenzione di un ipotetico futuro o di qualche mondo parallelo, bensì alla ricostruzione fedele del passato. Un passato che riesce a far provare nostalgia anche a spettatori che non l'hanno mai vissuto.
La Tokyo di Always è un quartiere all'ombra della torre di Tokyo, in bilico con un piede nella tradizione e uno nella modernità. E' abitata da monelli in pantaloncini corti, un aspirante scrittore fallito e spettinato, un rude carrozziere dal cuore d'oro, una donna che incarna l'ideale giapponese della ryosai kenbo  ("brava moglie e saggia madre") ma che nasconde dietro il sorriso un piccolo rimpianto, una ragazzina viziata ma orfana di madre, la ballerina di un club di varietà che però sogna una famiglia.
Si ride, si sogna e ci si commuove, nella Tokyo di Always.

Tutt'altra Tokyo è quella del capolavoro di Miki Satoshi.

E' la Tokyo dei nostri giorni, ma non quella caotica e inflazionata di Shinjuku e Shibuya. E nemmeno quella turisticamente tradizionale di Asakusa e dei templi più famosi.
Il film è invece una lunga e mai noiosa passeggiata nella Tokyo dei vicoli, quella del "girato l'angolo dalla strada principale", dei quartieri residenziali, i piccoli parchi, i tempietti nascosti e silenziosi, i negozi vecchio stile che ci si chiede come fanno ad andare avanti, i chioschi.
Passeggiando per le strade di Tokyo ci si imbatte in vecchi ricordi e bizzarri personaggi.
E ci si dimentica che il percorso è partito da debiti non pagati e da un omicidio. E ha come destinazione il carcere.
categoria:recensioni, cinema, giappone, feff
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In partenza per il FEFF!

scritto da tafia il 18/04/2008,18/04/2008 17:59


Da domani a martedì sarò qui.

Tra i film giapponesi, penso punterò su questi:

Always -Sunset on third street- 2
Yamazaki Takashi

 

Adrift in Tokyo
Miki Satoshi




Funuke, Show Some Love You Losers!
Yoshida Daihachi



Con qualche concessione, poi, a Hong Kong, Cina, Corea, magari Tailandia.
E perché no, Filippine!

Edit immediatamente successivo.
Ora, una non è che vada al Far East Film Festival solo per comprare la borsina (ehm...).
Ma quella dell'anno scorso, che era tanto bellina, si è sfasciata , quindi meditavo di rimediare con quella nuova, ma pare sia questa.
Ehi! Ma non mi piace! E' plasticosa! Non è kawaii! Voglio la mia shopper di stoffa, traditori!!!

Innamorarsi in Giappone, sposarsi in Italia, abitare in Francia.

scritto da tafia il 10/04/2008,10/04/2008 18:41
 

Un anno in Giappone è un anno di vita. In un anno di vita cresci, cambi, fai nuove amicizie, ti innamori. Quasi cinque anni fa, un gruppo di italiani si conobbe a Tokyo, fece amicizia, crebbe e cambiò insieme. Alcuni di loro si innamorarono. Una di loro si innamorò di un ragazzo francese. Quasi cinque anni dopo, contro qualsiasi pessimistica e razionale previsione, quella ragazza e quel francese si stanno per sposare. E sempre contro qualsiasi pessimistica e razionale previsione, sono rimasti amici di quel gruppetto di italiani, ora sparsi per il mondo. Tant'è che tre di loro (tra cui io)saranno presenti sabato alle nozze, due addirittura in veste di testimoni.
Il Giappone è anche questo.
ご結婚おめでとう。
Che la vita continui, per voi e per tutti noi, ad andare contro ogni pessimistica e razionale previsione.

categoria:pensieri, italia, giappone, ricordi
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Il Giappone di Amélie Nothomb

scritto da tafia il 26/03/2008,26/03/2008 12:28
[Attenzione: contiene anticipazioni sul finale del romanzo!]



Sono reduce (già da un po', a dire il vero) dalla lettura dell'ultimo romanzo di Amélie Nothomb: Né di Eva né di Adamo, gentilmente donatomi in anteprima dalla redazione di Voland.
La Nothomb è una scrittrice che forse non avrei mai conosciuto, se nei suoi romanzi non ci fosse stato il Giappone. E delle sue opere, lo ammetto, finora ho letto solo quelle ambientate nel Sol Levante. La terra che l'ha vista nascere e scoprire il mondo nei suoi primi anni di vita (Metafisica dei tubi), sperimentare il primo straziante distacco quando è costretta a lasciare il Giappone e con esso lo stato divino dell'infanzia (Biografia della fame), subire sulla sua pelle il degrado di un mobbing crudele da parte dell'azienda giapponese che l'ha assunta (Stupore e Tremori).
Nell'ultimo romanzo, Amélie ci racconta un altro lato del suo ritorno in Giappone in età adulta: quello più sentimentale, la riscoperta della sua terra natia attraverso il legame che stringe con Rinri, un giovane giapponese.
E' una storia d'amore (con una persona, ma anche con un paese) raccontata non tanto con il cuore, quanto con il corpo. Ma non il corpo dell'unione fisica (praticamente mai accennata nelle 150 pagine del libro), bensì quello del gusto, degli odori, della fatica, del dolore, della serenità. Un'esperienza sensoriale che parla attraverso un uso maestrale delle parole, del linguaggio. La scrittura della Nothomb sembra infatti incarnare il kotodama, quel magico potere che gli antichi giapponesi attribuivano alla parola. Nei suoi romanzi non c'è frase che sia banale, ma nemmeno inutilmente complessa, o di troppo.
Fino alla fine del romanzo, il sentimento per Rinri e quello per il Giappone si sovrappongono e si confondono in un incalzante fluire di aneddoti, ricordi e giochi di linguaggio, fino al distacco finale da una terra (e da una persona) che, per quanto amata, si è scelto di lasciare:
"Fratello mio, io ti amo. La mia partenza non è un tradimento. Può capitare che la fuga sia un gesto d'amore. Per amare, ho bisogno della mia libertà. Parto per preservare la bellezza di quello che provo per te. Non cambiare."
Mi resta un solo rammarico, dopo la lettura di questo libro: l'impressione che chi lo legge senza conoscere il Giappone possa goderselo al 99%. Quell'1% in più è riservato a chi ha conosciuto l'odore e il gusto dell'okonomiyaki che fa andare in estasi la protagonista nelle prime pagine...

Sakura & Starbucks

scritto da tafia il 06/03/2008,06/03/2008 17:28
Dovrei recensire l'ultimo capolavoro della Nothomb, oppure raccontarvi cosa vado a fare a Udine nel weekend, ma mi preme farvi sapere che da oggi sono virtualmente in possesso di questo sublime esemplare di thermos (o tumbler, come lo chiamano loro) Starbucks:

Dico "virtualmente" perché me l'ha comperato a Tokyo la cara amica Fracce e ci vorrà ancora un po' perché arrivi tra le mie mani, ma è comunque inevitabilmente MIO, in tutta la sua kawainaggine pinku.
Fa parte della collezione Sakura 2008, lanciata da pochi giorni nei locali Starbucks del Giappone, in previsione della prossima fioritura dei ciliegi. Una collezione che, oltre ai tumbler, comprende una tazza in vetro, la compilation "Chocolate & Music", una chiffon cake, dei macaron e dei biscottini in sacchetto.
Tutto rigorosamente nei toni del rosa.
Sakura e Starbucks, un abbinamento per me irresistibile.
Lo so, Starbucks non è giapponese.
Ma la mia mente lo collega inevitabilmente al Giappone, perché è lì che l'ho scoperto ed è diventato per me l'emblema di quell'atmosfera tipica da caffetteria di Tokyo. Una dimensione in cui il tempo sembra fermarsi, un luogo in cui un Frappuccino è (quasi) solo un pretesto per fermarsi a chiacchierare con un'amica, fare lezione di qualche lingua straniera con un gaijin, leggere un libro su una comoda poltroncina, rivedere gli appunti dell'università, fare i compiti.
Mi mancano luoghi simili, in Italia. Bar e pasticcerie, qui, non sono la stessa cosa.
Non basterà nemmeno il thermos a sopperire alla carenza di Starbucks, ma almeno è così bellino...

Cosa si fa per campa'! -warning: explicit post-

scritto da tafia il 21/02/2008,21/02/2008 16:08
Come lettrice di manga ho sempre seguito prevalentemente shojo, ma come traduttrice sono onnivora, volente o nolente.
Tra le mie mani sono passati vampiri, pirati, virus, mostri e chi più ne ha più ne metta.
E ferma restando la mia personale deontologia professionale, per la quale mi rifiuto di tradurre gli hentai, la pagnotta bisogna pur guadagnarsela, per cui a volte metto mano anche a manga scollacciati (ricordiamo, ad esempio, le lottatrici succinte), destinati prevalentemente a un pubblico maschile... e per par condicio all'equivalente nippofumettistico degli Harmony per ragazzine dall'ormone agitato (anche se certe scene un conto è leggerle, un conto vederle...).
Quando mi capita, soprattutto in caso di storie per maschietti, spero sempre di non finire in mezzo a qualche indagine per omicidio. Perchè la cronologia del mio browser darebbe di me un'immagine poco edificante che potrebbe sviare le indagini a mio sfavore e far gongolare orde di giornalisti.
"Nel computer di una delle indagate, laureata in lingue orientali e traduttrice di fumetti giapponesi, decine di link a siti erotici giapponesi e immagini di donne asiatiche nude."
D'altronde, che risultati pensiate escano da Google-Immagini cercando uno sconosciuto vocabolo slang a caso, tratto dalla conversazione di liceali arrapati che dissertano di ragazze? Ecco, appunto.
Comunque si fanno spesso scoperte filologicamente interessanti.
Eccovi qualche chicca dalla mia ultima fatica.
デカパイ dekapai
Contrazione di dekai (enorme) e oppai (tette)= tettona; il contrario ovviamente (?) è pechapai, da pechanko di "piatto".
アイコラ aikora
Contrazione di idol collage. Che non è, come avevo ingenuamente pensato, un collage di foto della propria idol preferita, bensì la sovrapposizione dell'immagine del suo volto alla foto di un corpo femminile nudo, per avere la sensazione di vedere la propria beniamina senza veli!
やりちん yarichin
Da yari del verbo "fare" nell'accezione di yarimakuru, una sorta di "fare incessantemente, darci dentro", unito a chin di chinko, nomignolo affettuoso per l'organo maschile (da qui, capite perchè in Giappone sia meglio evitare di brindare urlando CIN CIN!). In sostanza, detto finemente, un "donnaiolo". A voi la scelta di sinonimi più scurrili.
オナニチャン onanichan
Gran finale con questo brillante (?) neologismo dell'autore del manga in questione. Vi dico solo che onani deriva dal termine di origine biblica che indica una certa pratica solitaria, mentre chan, ahimè, è l'abbrevazione di champion. Lascio a voi trarne le conseguenze.

C'è sempre qualcosa di nuovo da imparare.

piccolo post autoreferenziale

scritto da tafia il 15/02/2008,15/02/2008 09:19
Ormai non è più una novità vedere il mio nome sull'ultima pagina dei fumetti che traduco.
Sempre un piacere, certo, ma non una novità.
Però ieri qualcuno ha aperto per caso la prima pagina del sito dell'ANSA e mi ha fatto avvicinare al computer perchè vedessi questo.


Ecco, be', i primi volumi che usciranno in questa collana Disney Manga li ho tradotti io. E se tutto va bene, tradurrò anche i successivi.
Ricordo ancora la strana sensazione che ho avuto vedendo per la prima volta Paperino & co. parlare a ideogrammi. E che soddisfazione far pronunciare a Pippo quello "yuk" imparato da bambina leggendo Topolino.
Chi ha scritto quella notizia per l'ANSA non sa chi sono e probabilmente non ha nemmeno letto il mio nome sull'ultima pagina, ma leggendo l'articolo ho avuto la sensazione che tra quelle righe si parlasse un po' anche di me.

Paese che vai, abbinamenti di gusti che trovi.

scritto da tafia il 08/02/2008,08/02/2008 12:16
Mi è stato passato un meme gastronomico da Comida.
Superato l'iniziale stupore (io e il mio blog siamo quanto di più lontano dalla gastronomia...), ho deciso di rimanere fedele al tema nipponico proponendovi una lista con abbinamenti di gusto tipicamente giapponesi.
(Spero che 5 bastino, anche se in teoria dovevano essere 10...)

Azuki & Matcha

[by Smaku]
Fagioli rossi dolci e té verde in polvere: un'accoppiata che si trova spesso alla base dei dolci tradizionali giapponesi, come l'anmitsu che vedete nella foto.

Sushi & Wasabi

[by Adactio]
Un classico imprescindibile. Ma attenzione alle dosi: troppo wasabi può essere fatale!

Riso & Alga

[by luxz]
Un abbinamento che si esprime al meglio nella versione più semplice e senza tanti fronzoli dell'onigiri. Che per i giapponesi -permettetemi di osare il paragone- è un po' come il nostro panino al prosciutto. Paese che vai, abbinamento che trovi.

Zucchero & Salsa di soia

[by chexee]
Il nostro sale & olio o sale & burro, ovvero la combinazione base per cucinare qualunque cosa, dalla carne alla verdura. Ricordo ancora la prima volta in cui la mia "mamma giapponese" mi spiegò che in Giappone si cucina con lo zucchero e io capii cos'è che dava a tutti i cibi quel retrogusto dolciastro che tanto mi piaceva.

Somen & Tsuyu

Semplici vermicelli di farina bianca freddi, che acquistano valore solo se gustati intingendoli in una salsa speciale a base di salsa di soia e brodo di tonno secco.

Edit successivo
Aggiungo un abbinamento che mi ha sempre stupito:
Anguria & Sale
I giapponesi sono soliti mangiare l'anguria mettendoci sopra un pizzico di sale, che a detta loro ne esalta il gusto e la dolcezza.
Qui trovate la foto di un particolare dessert che si basa proprio su questo abbinamento.
categoria:giappone
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Intervista Doppia

scritto da tafia il 16/01/2008,16/01/2008 18:43

[facce tipiche da NON VOGLIO TORNARE A CASA]

In esclusiva, una settimana dopo il loro ritorno, l'intervista doppia a Fantoz...ehm, no...ai due viaggiatori in terra nipponica.

Chi sei?
S>Stefania, Stefy, niachan...
G>Gianpiero desu.
Cosa fai?
S>traduco manga.
G> faccio video.
Quante volte sei stato in Giappone?
S>prima di questo viaggio altre cinque volte, per periodi da dieci giorni a un anno.
G> I was a first-time-flyer!
L'altro è stato un buon compagno di viaggio?
S>curioso, paziente, sorridente, collaborativo, all'occorrenza infermiere: che volere di più?
G> certo,  capace anche di sorprenderti con improvvisi cambiamenti di programma! :-P
Cosa ti aspettavi da questo viaggio in Giappone?
S> di ritrovare persone e luoghi a cui ormai sono affezionata, scoprirne di nuovi, fare da guida in quel mondo a una persona che lo vedeva per la prima volta.
G> un'esperienza del tutto nuova e stimolante...dopotutto era un sogno che si avverava...e forse, chissà, avevo anche un po' di timore nel trovarmi tutto a un tratto in un mondo così diverso dal nostro.
Il viaggio è stato migliore o peggiore delle tue aspettative?
S> ecco, di certo non mi aspettavo di ammalarmi e perdere quasi cinque giorni. Ma per il resto, è stato un sogno realizzato.
G> grandi aspettative... del tutto soddisfatte!
La cosa che ti ha sorpreso di più?
S> la cono-pizza (seguirà post specifico).
G> sarò banale ma... i cibi di cera nelle vetrine dei ristoranti sono fenomenali.
Che impressione hai avuto dei Giapponesi?
S> più li conosci, più arrivi a conoscere anche qualche loro lato oscuro. Ma continuo a trovarmi a mio agio con loro e in mezzo a loro.
G> cordiali, ordinati, curiosi, stravaganti... e un po' rigidi nel modo di fare e pensare.
Il posto che ti è piaciuto di più?
S> turisticamente, il castello di Himeji. Ma ricordo con particolare dolcezza e nostalgia la pausa allo Starbucks di Shibuya, quello con la vetrata che si affaccia sull'incrocio. E' stato in quel momento, credo, che ci siamo resi conto entrambi di dov'eravamo, con chi eravamo, cosa stavamo facendo. E quanto eravamo fortunati. La sfiga è arrivata dopo, ma vabbè.
G> il quartiere di Shibuya ti colpisce davvero tanto, specie di sera-notte. Al di fuori di Tokyo, invece, ho amato molto Kamakura e il castello di Himeji. Su Kyoto il giudizio è sospeso...faceva davvero troppo freddo!
Il posto che hai trovato meno interessante?
S> Ikaho, amena (?) località termale sui monti della prefettura di Gunma. Dato che l'ho vista solo dalla camera d'albergo in cui ero rinchiusa con la febbre.
G> forse Ikaho... non tanto per colpa del paesino...ma per le circostanze avverse!
La cosa più divertente?
S> guardare la TV giapponese in due sotto le coperte mangiando Jagariko e kappu ramen!
G> guardare le follie della TV giapponese e cantare al karaoke.
Il cibo che ti è piaciuto di più?
S> questa volta i mochi cream, specialmente quello al caramel purin.
G> okonomiyaki e tenpura... ma ho apprezzato molto anche il cibo coreano!
Il cibo che ti ha fatto più schifo? 
S> quei pezzetti immasticabili di chissà quale parte indefinita del pollo.
G> i pezzi di pollo crudo hanno fatto a botte col mio stomaco.
Se ti dico Starbucks cosa mi rispondi?
S> kyarameru makkyatooo!
G> kyarameru makkyatoooo!
Il tuo negozio preferito?
S> il solito negozietto di tenugui a Ningyocho.
G> Yodobashi Camera.
L'acquisto di cui vai più fiero?
S> il peluche di kapibara-san.
G> sono indeciso fra la fotocamera Sony (bianca, in puro stile Mac!) e il Totoro-carillon.
Che souvenir hai portato a casa?
S> qualche tenugui per la mia collezione, una freccia portafortuna dal santuario Yasaka a Kyoto, un ventaglio decorativo, un'agendina, una bento box, forchettine per wagashi, varie ed eventuali a marchio Kitty-chan, un paio di bacchette usa-e-getta chic in legno scuro striato rubate al karaoke, eccetera...
G> cartoline, tenugui, Totoro-spilletta, Totoro-portachiavi, calendario, due tanuki (non vivi, eh!)... e tutti i depliant-biglietti che mi capitavano sotto mano!
Una nuova parola giapponese che hai imparato?
S> 抗生物質 koseibusshitsu, antibiotici, ma avrei preferito farne a meno.
G> mmm...fukuzatsu, mendokusai, netsu, samui, onaka ippai, ichigo, ringo, kirin, zoo...e molte altre!
Qualcosa di giapponese che vorresti in Italia?
S> i konbini.
G> un po' della loro cordialità: mi mancheranno gli irasshaimase e gli inchini quando entravo in ogni negozietto-ristorante-locale.
Qualcosa di italiano che vorresti in Giappone?
S> l'elasticità di fronte agli imprevisti.
G> forse un po' più di elasticità mentale.
Tokyo o Kyoto?
S> Tokyo.
G> Tokyo.
Sushi o tenpura?
S> tenpura.
G> tenpura.
Uroncha o pocari sweat?
S> uroncha.
G> pocari sweat.
La canzone che più ti ha divertito cantare al karaoke?
S> I've just seen a face dei Beatles.
G> I've just seen a face dei Beatles (cantata in duetto con Stefy), ma mi sono divertito pure a sentire i commenti di Peppe mentre cantavo Your song di Elton John.
La cosa che avresti voluto fare ma non hai fatto?
S> andare a vedere i macachi che fanno il bagno agli onsen e comperare la borsa di Muji che mi son scordata di comprare.
G> visitare Nara e avere un po' più tempo per ammirare il monte Fuji. Sarà per la prossima volta!
Ci tornerai?
S> poco ma sicuro.
G> eccerto! Già non vedo l'ora!
Ci vivresti?
S> l'eterno dilemma. A Tokyo e a certe condizioni decisamente sì.
G> a Tokyo credo di sì...ci vivrei bene. E' una città vivibilissima, nonostante sia una megalopoli da 12 milioni di abitanti. Credo inoltre che i pregi della società giapponese superino di gran lunga i difetti.
Dì qualcosa al tuo compagno di viaggio.
S> quando si riparte?
G> arigato gozaimasu! grazie!

A Tokyo, giusto il tempo di salutarla...

scritto da tafia il 07/01/2008,07/01/2008 15:36
Le celebrazioni per il capodanno giapponese sono terminate.
Per le strade di Tokyo non c'è più quell'aria spensierata di vacanza. I salary-man sono tornati a sciamare come tante formichine nere per i marciapiedi, ai semafori, sulle strisce pedonali. Le studentesse hanno rimesso le loro gonne corte a quadretti, senza calze, noncuranti del freddo. Lo erano incomprensibilmente anche durante le vacanze, con le gambe allegramente all'aria per seguire la moda che quest'anno pare le voglia in shorts e stivali, al massimo sono concessi i calzettoni al ginocchio.

Noi da due sere ci rimpinziamo di nabe a casa di amici, tutti seduti intorno a una pentola che bolle al centro del tavolo, piena di verdure, funghi, carne, pesce. Roba che scalda, anche il cuore.
Ci resta ancora un giorno di Tokyo. Se il tempo lo concede, lasceremo a Ueno l'onore dell'ultima tappa (penultima, se contiamo l'ovvia serata-karaoke d'addio).
Gian ha una macchina fotografica nuova.
Io sono tornata dal mio parrucchiere preferito, ma i due baldi giovani che di solito si prendono cura dei miei capelli erano in ferie e ora -causa incomprensioni linguistiche- sembro qualcosa di indefinito tra un Beatles e un paggetto.
categoria:pensieri, giappone, viaggiare
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