Qui in Giappone l'anno scolastico inizia in Aprile e non a Settembre come in Italia. Quindi ora e' tempo di cerimonie di inizio anno, evento che viene preso molto seriamente, non e' semplicemente un'ammassarsi di studenti in aula magna, saluto del preside totalmente ignorato, ritorno sbuffante in classe. No, qui l'entrata in una nuova scuola, siano le elementari o l'universita', e' un momento fondamentale. Perche' spesso per poter entrare in quella scuola si e' dovuto faticare mesi e mesi sui libri. Il sistema scolastico giapponese, infatti, e' opposto a quello italiano. Nelle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, c'e' un esame iniziale di ammissione, la cui difficolta' cambia a seconda della scuola in questione. In Giappone esiste infatti una sorta di graduatoria di prestigio, soprattutto a livello di scuole superiori e universita'.
Essere ammessi ad una scuola media di prestigio significa spesso avere piu' possibilita' di entrare in un liceo di prestigio e di conseguenza essere ammessi ad un'universita' tra le piu' famose. A volte questa catena parte addirittura dalle elementari. L'obiettivo principale degli studenti giapponesi, quindi, non e' tanto ottenere dei bei voti durante l'anno ma prepararsi per gli esami di ammissione della scuola di grado successivo. Tale preparazione si svolge non solo a scuola, ma soprattutto nei juku, ovvero le scuole private pomeridiane di preparazione agli esami di ammissione. Ne consegue che lo studente giapponese va a scuola fino al pomeriggio, spesso e volentieri partecipa alle attivita' dei club scolastici (sportivi o culturali) pena l'esclusione dalla sfera sociale dei coetanei, frequenta il juku, torna a casa, cena, fa i compiti fino a tardi. Risultato: stress, ore di sonno insufficienti, comunicazione genitori-figli pressoche' assente, conoscenze reali acquisite poche (lo studio e' pressoche mnemonico essendo gli esami a risposta multipla).
Datesi queste premesse, una volta entrati nell'universita' prescelta, non avendo piu' ulteriori esami di ammissione, ci si gode la vita spensierata da studente prima dell'entrata definitiva nel mondo del lavoro, quando si abbandondera' pressoche' ogni speranza di relax, riposo, divertimento. Certo, qualcosa bisogna pur studiare, ma gli esami durante il percorso non sono paragonabili a quelli dell'universita italiana, spesso si tratta di consegnare delle tesine o presentare qualche argomento prescelto. Insomma, un carico di lavoro limitato. E tanto tempo da dedicare al arubaito (dal tedesco arbeit, indica il lavoro part-time), al divertimento e soprattutto ai saakuru (circolo, club).
Il saakuru e' elemento imprescindibile della vita universitaria giapponese. Sono associazioni studentesche autogestite, che coprono campi disparati, dai vari sport, al fumetto, alla letteratura. Ogni passione, ogni interesse puo' dare vita ad un saakuru. (giorni fa mi e' giunta voce di un presunto saakuru sui pom...ehm...sulla fell#tio...che pare sia anche il nome del club...io spero vivamente sia una leggenda metropolitana, anche se pare che figurasse su una lista scritta..) Ovviamente ne esistono di ufficiali e non-ufficiali (tra cui spero quello che ho citato in precedenza), di prestigiosi e meno prestigiosi, di tradizionali o di recenti. E tutti fanno a gara ad avere un alto numero di membri (e cui per favore eviterei battute e doppi sensi riguardo al club citato in precedenza: questo e' un blog serio e culturale! ho citato quell'esempio solo con scopi antropologici!
).
In questi giorni, infatti, per le vie del campus di Waseda si vedono i soci dei saakuru, spesso con le divise o magliette della loro associazione, armati di cartelloni e depliant esplicativi, che cercano di reclutare nuove leve tra gli studenti appena arrivati. Ora, il fatto che siano autogestiti da giovani studenti potrebbe darvi l'idea di associazioni molto informali, dedite piu' che altro allo spasso, una cosa un po' "alla buona", insomma. Niente di piu' sbagliato: sono organizzatissimi, si autodisciplinano e sopratutto hanno una gerarchia interna che sfiora il nonnismo da naja. L'eta' e' potere e l'ultimo arrivato sta agli ordini. Ed e' orgoglioso di farlo e di avere anche solo l'onore di far parte di quel saakuru. Un amico francese e' entrato in un saakuru di pallavolo e per i primi tempi ha solo raccolto i palloni al grido di "Straniero! La palla!". Entrare in una di queste associazioni significa essere intrappolato in una rete di impegni e obblighi che non si possono rifiutare: ti sommergono di email, appuntamenti, incarichi vari.
Certo, si divertono pure. Ed e' sicuramente un modo che, bene o male, aiuta la socializzazione. Spesso e volentieri fanno dei nomikai, sinonimo di serata alcolica. E da ubriachi forse si dimenticano un po' della gerarchia. Anche se e' capitato che studenti del primo anno finissero in coma etilico perche' costretti dai senpai (studenti piu' grandi) a bere tutto d'un fiato.