Tra le domande che vi avevo invitato a farmi tempo fa (si, non le ho dimenticate...datemi un po' di tempo...
), qualcuno di voi mi chiedeva dei maschi giapponesi. Supponendo che la domanda si riferisse al campo sociologico e non ad altre capacita' (su cui peraltro non sono informata
), tentero' di raccontarvi qualche mia impressione sulla fauna maschile locale.
In Giapponese, l'ideogramma di "uomo" e' formato da ll'unione di "risaia" e "forza". E' comprensibile l'origine del termine, ma i maschi che girano per Tokyo io proprio non ce li vedo, a faticare nelle risaie. Per esempio, proprio non riesco a immaginarmelo come contandino il tipo seduto qualche posto piu' in la del mio, qui in aula computer all'universita'. Se non altro perche' sgualcirebbe la sua irripetibile mise: canotta a stampa floreale con sovrastante maglia a rete fucsia con manica a tre quarti, pantalone tela jeans verde acqua tagliato manualmente al ginocchio, calze/fuseaux bianche ad ampie righe lilla orizzontali; capelli scostati a lato e tenuti ferma da forcina decorata. Non riesco a vedere le scarpe. Pero' vedo quelle del tipo di fianco: stivaletto alto scamosciato da cui sporge un calzettone di lana e il pantalone ovviamente infilato dentro a forza. In questo caso, il tutto completato da una t-shirt bianca semitrasparente con ricamo laterale a fiorellini, sovrapposta ad una canotta color pesca fosforescente.
Non so cosa stia andando di moda in Italia ultimamente, ma spero di non tornare e trovarmi il moroso vestito cosi. Potrei rischiare di volergli rubare la canotta floreale. Ma non divaghiamo.
Il giovane di Tokyo e' in molti casi l'incarnazione del "metrosexual", vocabolo neo-coniato per indicare il "maschio metropolitano e modaiolo", che non ha paura a rivelare anche il suo lato femminile. (se cercate il termine su Yah#o, vi escono una serie di esaurienti articoli a riguardo)Non per niente, Bekkamu-sama (D.Beckam, considerato il guru dei metrosexual, qui e' idolatrato ed e' il testimonial di una catena di centri estetici (appunto...). Senza andare a scomodare nelogismi vari, detta in parole povere e ironiche, arrivi qui e pensi "Uh, l'80% della popolazione maschile e'gay!". Poi inizi a vederli per mano con la ragazza (niente di piu', qui non sono ammesse le effusioni pubbliche) e capisci che non sono gay: e' la moda. Passa una settimana e non ci fai piu' caso. Finche' a ricordartelo non arriva la mamma dalla patria che, sconvolta, ti fa: "Ma, guarda quello che borsa ha!". E tu li per li non capisci quale sia il problema, poi ti rendi conti che effettivamente, con una borsa cosi, in Italia ci vanno le tue amiche all'universita', o tua nonna a fare la spesa. O nessuno che tu conosca, in caso sia una borsa di Louis Vuitton.
Maschi effemminati in una societa' ancora fortemente maschilista. Suona come un controsenso, ma e' cosi. I giovani giapponesi non hanno nulla di cio che viene solitamente considerato virile: hanno una parvenza gentile, delicata, e anche se lo stile puo' sembrare trasgressivo non hanno assolutamente l'aria di ribelli inca##ati col sistema, sono piu' che altro degli esteti, un po' dandy un po' indie. Non so come avvenga la trasformazione nell'altra grande categoria che fagocita la popolazione maschile locale: i salary man, impiegati stressati e frustrati in giacca e cravatta, dedicati volenti o nolenti al lavoro, trascuratori di giovani casalinghe jappe che li aspettano la sera con la cena pronta.
Forse non si trasformeranno, alcuni di questi metrosexual. Forse escogiteranno nuove concezioni di lavoro. Forse la societa' sta cambiando, a colpi di borsette e calze a righe. Da uomo.
Dovete sapere che buona parte di noi studenti italiani all'estero, si dedica -per racimolare un po' di yen- all'insegnamento dell'italiano ai numerosi giapponesi che nutrono interesse per la nostra cultura e la nostra lingua. E' un'esperienza che si rivela spesso non solo redditizia ma anche interessante a livello di scambio culturale, utile per ripassare regole grammaticali cadute nell'oblio dai tempi del liceo e soprattutto tanto divertente nell'assistere al processo di apprendimento dei giapponesi, che spesso se ne escono con espressioni al di la' di ogni previsione.
Proprio la settimana scorsa ho per caso partecipato ad una lezione privata tra una mia amica e uno studente sui 35 anni, autodidatta fino all'anno scorso. Per variare un po' la tipologia di lezione, io e la mia amica abbiamo inscenato una semplice conversazione sul cui contenuto poi abbiamo interrogato lo studente e riflettuto insieme sulle espressioni usate.
Compito per casa: un piccolo temino sull'ospite della lezione. Eccovi il delizioso risultato!
Stephanea è una amica di Francesca. Viene dall'Italia del nord. È una
studentessa dell'università waseda e vive con la famiglia giapponese
a Yakohama.
Ha gli occhi blu e li capelli biondi scuri e la voce rauca.
È alta, lei è più alta dell'io.
Ha carattere piacevole e allegro.
La gente italiana del nord ha carattere normalmente freddo.
Second lei, è una eccezione.
Infatti, conosco la gente, che vive in europa del più nord.
So che il tempo freddo rende loro le persone gelide.
Penso che parli molto bene giapponese.
Ha conosciuto la parola molto difficile.
Era una studentessa di Venezia.
Andava a sua casa in Belluno all'ogni fine settimana.
Ci vogliono circa le due e mezze ore in treno. Bulluno è un villaggio
nella valle, ha la bella vista piacevole delle montagne.
Se potessi parlare e sapere molto bene italiano, potrei conoscere lei più.
Ma sono sempre timido, quando parlo con le signorine belle. (Complimenti)
Sono ancora commossa
, nonche' un po' preoccupata per la situazione oculistica dello studente, dato che -a parte i commenti sulla bellezza...- io ho gli occhi tra il verde e il marrone...![]()
Il sorriso di un bimbo
Il sorriso di un bimbo
e`una libellula
immobile sul filo
della fantasia,
leggera sulla pozza
di un pianto,
veloce tra i soffi
di un gioco.
Per una volta lasciatemi esulare dal tema nipponico di questo blog, per un annuncio personale.
Andrea-Cirillo, dei blog Stelo di Margherita e DottorCirillo, ha pubblicato la raccolta di poesie "Pensieri di un bimbo e di chi non lo e` piu`". Una trentina di poesie limpide, fresche, come quella riportata qui sopra, che compare in apertura.
Andrea presentera` il suo libro nel prossimo fine settimana nel suo paese nei pressi di Belluno, con un piccolo spettacolo di musica e poesia. Purtroppo, per ovvi motivi logistici, non vi potro`partecipare. Inviterei tutti voi a farlo al posto mio, se non sapessi che state nelle localita` piu`disparate.
Allora, se vi e`venuta un po`di curiosita`, se volete leggere qualche poesia in piu`, se il suo modo di scrivere vi piace e magari siete interessati ad acquistare una copia del libro (pubblicato a proprie spese e non rintracciabile nelle normali librerie)...contattate me o direttamente lui mediante i messaggi privati di Splinder.
PS a tutti quelli che stanno sorridendo poiche`ci conoscono, beh...se casualmente il sovracitato Andrea e`il mio compagno di vita che male c`e`?!
Ieri ad Asakusa (Tokyo) si teneva il sanja matsuri, uno dei matsuri piu' importanti di Tokyo. Nonostante fossi stanca e la sola idea di schiacciarmi tra la folla giapponese mi facesse venire il panico...non potevo mancare. "Perche' siamo qui solo un anno e poi chissa' quando e se ci si ritorna, qui...", leit-motiv che scandisce la mia permanenza qui (e quella dei miei amici) e giustifica acquisti, spese, gite, divertimenti... E poi i matsuri sono uno degli aspetti che amo di piu' di questo paese. Devo averne gia accennato in qualche post precedente, ma riassumo brevemente che i matsuri sono dei festival popolari tradizionali, legati alla ritualita' dei templi, occasioni in cui rivivono tradizioni e costumi antichi. Momenti magici per assaporare un Giappone d'altri tempi, i colori e le grida di un passato vivace e vitale, sempre piu' offuscato dall'immagine di Giappone tecnologico e in perenne corsa verso un progresso e una ricchezza fini a se stesse.
Asakusa e' un quartiere dello shitamachi, definizione data alle zone che conservano l'atmosfera della vecchia Edo (antico nome della capitale), e il matsuri e' l'occasione per gli Edokko (letteralmente figli di Edo) di sfoggiare l'orgoglio per le proprie origini, il legame che ancora li unisce, nonostante la citta' si sia trasformata in un brulicare ininterrotto di gente anonima. Non e' stato quindi un matsuri rievocante grazia, raffinatezza e passata nobilta', bensi un festival che emanava forza, eccitazione, popolarita'. Una folla festante, famiglie intere con i costumi popolari e i sandali di corda, le consuete bancarelle di cibo. Evento principale della festa: la sfilata di un centinaio di mikoshi, sorta di pensati altari-reliquiari in cui risiede la divinita', portati a spalla lungo le strada, facendoli sobbalzare al grido di "oisa oisa". Ognuno e' l'orgoglio di un quartiere, e si crea una sorte di competizione tra chi lo fa sobbalzare meglio. Oltre agli uomini a gambe (e a volte anche il didietro...) scoperte, in questo matsuri e' permesso anche alle donne sorreggere il mikoshi. Piu' della sfilata, pero', ha lasciato in me un'impressione piu' intensa l'esibizione di un gruppo di suonatori di taiko, le percussioni giapponesi. La coordinazione dei movimenti, il suono penetrante del taiko, il ritmo incalzante ti infondono carica e brividi. Un misto di grazia e virilita' estremamente potente e sensuale, trasmesso anche dalle fronti imperlate di sudore dei suonatori, uomini dalle spalle possenti e dallo sguardo fiero, donne concentrate e cariche di energia. Il battito del cuore di un passato che, lo spero, non cadra' mai nell'oblio.
Giungla metropolitana
L'ho sempre detto: i Giapponesi sono geneticamente gentili. E il piu' delle volte si fanno in quattro per aiutarti, spesso perche' non essendo culturalmente abituati a dare risposte chiaramente negative faticano a declinare una richiesta o ad ammettere che non sono in grado di darti l'informazione richiesta.
Ma Tokyo e' pure sempre una grande citta', gli sconosciuti -specie se stranieri- sono sempre degli sconosciuti e al mattino presto la gentilezza congenita e' ancora sopita. Per cui ieri mattina, in uno di quei simpatici treni di cui parlavo qualche post fa, la sottoscritta e' svenuta nella totale indifferenza delle persone circostanti. L'aria condizionata era stata improvvisamente abbassata, ero schiacciata in mezzo alla massa pendolare mattutina e ho iniziato a sentirmi mancare. Ho fatto appena in tempo a mormorare "Mi sento male..." per farmi cedere il posto da un salaryman seduto di fronte a me, prima di perdere i sensi per un istante. Mi sono ripresa e intorno a me tutti facevano finta di nulla. Il tipo a cui avevo chiesto di potermi sedere era di fronte a me nascosto dietro un quotidiano. Mi aspettavo almeno un "Tutto a posto?", ma zero. Ho cercato di riprendere le forze, sono scesa alla stazione e mi sono precipitata alle macchinette automatiche per una dose di cafe' au lait freddo in lattina.
Stamattina sono sopravvissuta ma mi viene il panico quando vedo alle varie fermate la fila di gente che deve salire...
Ogni mattina un salaryman e una studentessa straniera si alzano. Il salaryman sa che dovra' correre alla stazione se vorra' salire sul treno prima della studenetssa. La studentessa sa che dovra' preparare lo zaino e i vestiti la sera prima, mangiare in fretta e correre alla stazione prima del salaryman per sedersi e non svenire. Non importa se sei salaryman o studentessa: l'importante e' che quando ti svegli ti sbrighi e inizi a correre, verso la stazione.