A volte vale la pena fare 2 ore di macchina per andare a mangiarsi una pizza al mare. E poi passeggiare a piedi nudi sulla sabbia, tra lo sciabordio delle onde nere nella notte. Scoprire che laggiù in fondo stan facendo dei fuochi d'artificio, e guardarli incantati quasi li stessero facendo solo per noi due.
Una bellissima serata di compleanno. Grazie, Andrea.
Domani si parte per la Toscana.
Una settimana di viaggio, amore e fantasia. Base in un appartamento nella campagna di Pienza, poi si gira in macchina.
Ci sentiamo al ritorno!
La ragazza ha sparso polvere di the all'ingresso e ha deposto con cura i cocci di una tazza bianca. Ci ha invitati con un cenno ad entrare e ci ha accolto uno ad uno con un abbraccio, sussurrandoci il benvenuto all'orecchio, tra il fruscio dei suoi abiti orientali. A piedi scalzi ci siamo avviati per un sentiero buio e profumato, poi una voce nell'oscurità di una stanza.
Il the prima fu medicina. Poi bevanda. Poi culto. …Culto di una piccola cosa. Una tazza di the. …
Le figure di due donne emergono nel buio, srotolano un panno, ci consegnano dei coltelli. Tagliamo delle patate in pezzi piccoli.
La bellezza è irregolarità e incompletezza. La bellezza è nello sguardo di chi vede e completa.
Le bucce e i frammenti diventano il sentiero irregolare che calpestiamo per arrivare alla stanza del the.
Seduti in circolo, una delle due donne prepara la bevanda mentre l'altra traccia con la polvere tratti misteriosi. Siamo i discepoli del maestro del the Rikyu, fedele amico di un potente signore feudale. Ogni tazza un significato diverso…
La prima tazza da sollievo alla gola e al palato.
La seconda tazza è condivisione.
La terza tazza fa respirare la pelle…
La ragazza fa volare due piume, mentre noi sorseggiamo il the in silenzio.
Poi la magia di una carta velina accesa da un incenso e la fiammella sospesa nel vuoto che scompare in un istante.
Si è sparsa l'invidia, la calunnia. Al signore giunge la voce che sarebbe arrivata la morte per lui, giungendo da una delle tazze di Rikyu. E' sufficiente a decretare la condanna a morte del maestro, che si toglie la vita dopo un'ultima cerimonia con i discepoli.
Usciamo dalla stanza, tra le risate amare e il pianto delle donne.
Il the era culto, all'inizio. E cerimonia. Poi il the arrivò in occidente. E piacque. Si sono fatte guerre, per il the. Guerre per una tazza di the. Il the era culto, all'inizio. Poi solo commercio.
Uno spettacolo originale, che coinvolge lo spettatore mediante tutti i suoi sensi. Un teatro dall'interno, che rende omaggio alla cultura orientale.
In concomitanza con il nostro Ferragosto, sono appena trascorsi, in Giappone, i giorni dell' Obon, che va dal 13 al 15 Agosto.
Si tratta di una festività buddhista in commemorazione dei defunti: si dice infatti che in quei giorni le anime dei morti ritornino a casa. Si preparano quindi di fronte a casa un fuoco per l'accoglienza (迎え火 mukaebi) il giorno 13 e un fuoco che li riaccompagnerà nell'aldilà (送り火 okuribi) il giorno 15. Nel periodo dell'Obon, molti Giapponesi approfittano per tornare al loro paese, fare visita alle loro famiglie e trascorrere con loro le vacanze. Nelle famiglie che durante l'anno hanno subito la perdita di un proprio caro, viene spesso chiamato un monaco a celebrare un rito commemorativo.
Ho avuto la possibilità di assistere ad uno di questi riti 3 anni fa, durante la mia prima visita in Giappone. Per l'occasione, era stato ordinato anche del sushi e il monaco è stato invitato a fermarsi a pranzo con tutta la famiglia riunita.
Sono a casa da un po' di giorni, ormai.
L'impatto è stato meno devastante del previsto, attutito dall'accoglienza entusiasta ed affettuosa di chi mi aspettava da tempo. Non si può passare indenni, però, dal passaggio da Tokyo a un paesino della provincia bellunese, e ogni tanto la sensazione di spaesamento è forte.
Qui non è cambiato nulla e nessuno, come se avessero ibernato ciò che avevo lasciato per farmelo trovare intatto al ritorno. La sensazione, a volte, è quella straniante che l'anno in Giappone sia stato solo un sogno. Ma le fotografie e i bagagli da sistemare mi testimoniano il contrario. Vedere l'indirizzo di questo blog, che recita "stefyinjapan", fa uno strano effetto. Stefy è in Italy, ora.
Quando ho iniziato a scrivere su queste pagine non avevo nemmeno preso in considerazione l'idea che la ragion d'essere del blog stesso sarebbe un giorno finita. Un anno mi sembrava cosi lungo e il ritorno cosi remoto. Non pensavo nemmeno, comunque, che questi scritti -nati originariamente per tenere aggiornati gli amici in patria- avrebbero suscitato un tale interesse e che mi avrebbero fatto conoscere tante persone e realta' diverse. I vostri commenti, le vostre reazioni, la vostra curiosità mi hanno dato l'energia per continuare a scrivere, per cercare di trasmettervi il piu' possibile ciò che vivevo giorno per giorno. Per questo vi devo un grazie sentitissimo, perche' io sono essenzialmente pigra e probabilmente avrei lasciato cadere questo blog nell'oblio, se non avessi trovato ogni volta il vostro riscontro, se partendo dai commenti non avessi scoperto altrettante interessanti esistenze.
Comunicare.
Nella realtà di oggi credo sia fondamentale. E il blog è un modo per farlo.
Mi sono posta più volte il problema: continuare o no il blog ora che l'anno in Giappone è finito? La mia vita di tutti i giorni in Italia non sarà certamente altrettanto interessante…Ma alla fine ho deciso di continuare. Perché con alcuni di voi ho stretto una sorta di legame, che cesserebbe con la chiusura del blog. Perche' del Giappone ho ancora tanto da raccontare. Perché comunque la mia vita continua ad essere un'avventura, anche se l'ambientazione non è più cosi altrettanto pittoresca.
Molti di voi mi hanno seguito, credo, per interesse verso il Giappone. Ne troverete ancora qui, di Giappone, perché ho scelto di legare in qualche modo la mia vita a questo paese. Ma troverete anche altro, perché la mia vita non è soltanto quello. Quindi, siete sempre i benvenuti, se scegliete di continuare a farmi compagnia. E grazie comunque per aver viaggiato con me in questi 11 mesi.
Non ci posso credere: c'e' un Yahoo Internet Cafe' gratis nella sala d'aspetto dell'aereoporto.
"Si parte, si parte, allegri ragazzi si parte...!", risuonano nella mia testa le voci dei 3 Allegri Ragazzi Morti.
Si parte. Non proprio allegra. Ho appena fatto un pianto liberatorio salutando il mio "papa' giapponese" e la mia amica Yukari, venuti a salutarmi all'aereoporto. Ma in fondo sono serena. E stanca. Spero di dormire in aereo.
Ci sentiamo al prossimo post. Questa volta dall'Italia.
Grazie a tutti per avermi accompagnato in questa avventura.