scritto da tafia il 27/01/2005,27/01/2005 13:40
Alle lezioni di storia del Giappone non mi avevano mai avvertito che in realtà gli Americani avevano mandato John Wayne a trattare con i Giapponesi nella seconda metà dell'800.
Eppure sono sicura, era lui ieri pomeriggio su Rete4 che si faceva spacciare per il Console Harris e si innamorava pure di una geisha. I giapponesi erano giapponesi veri e parlavano giapponese. Niente indiani o cowboy, solo ciliegi ovviamente in fiore.
Solo che ad un certo punto John Wayne-Harris viene portato in corteo a Edo (antico nome di Tokyo) dallo shogun. Tutto bene se non fosse che il posto in cui arrivano è il Tempio Toodaiji di Nara, con tanto di celebre statua del grande Buddha. Inconfondibile. Almeno per me che l'ho studiato e pure visto l'estate scorsa.
E' un pò come se in un colossal sugli antichi romani invece che al Colosseo avessero fatto combattere i gladiatori all'arena di Verona.
Ma tanto tra Kyoto e Tokyo, chi vuoi che veda la differenza, si assomigliano pure i nomi.
scritto da tafia il 21/01/2005,21/01/2005 10:33
Mi è capitato tra le mani il numero di Gennaio della rivista musicale "Rumore", che annunciava già in copertina uno speciale "Made in Japan- cinema, musica, cartoon". All'interno, 7 facciate dedicate al Giappone, con una grafica colorata e simpatica tra vedute di Tokyo, facce jappe, pupazzetti, anime, copertine di riviste e confezioni di caramelle.
Una nota di merito va alla rivista per l'aver dedicato uno spazio alla cultura popolare giapponese in una rivista non di settore, cercando di informare il pubblico su una realtà spesso conosciuta solo attraverso i luoghi comuni.
Ma.
Lo spazio,a mio parere, poteva essere sfruttato meglio. Ci sono due "monologhi" tra il sociologico e il filosofico sul presunto perchè dell'attrazione occidentale verso il Giappone come sede del "diverso". Un'introduzione alla musica da film giapponese, tra Hisaishi Joe e Sakamoto Ryuichi. Una parte sulle sigle degli anime, con annessa "Guida per principianti" che consiglia alcuni dischi non si sa in base a quale criterio. E infine un glossario che avrebbe la pretesa di fare conoscere i rudimenti del Jpop.
Di tutto un pò, insomma.
Perchè quando si parla di Giappone bisogna sempre cercare di condensarlo, di riassumerlo, di capirlo e di tirare le conclusioni in un colpo solo. Di tirare in ballo tutto, dalle geisha ai manga ai robot.
Quand'è che saremo pronti per affrontare ciò che viene dal Giappone come ciò che viene, che ne so, dall'America? Mi piacerebbe trovare più articoli di approfondimento dedicati non al Giappone in toto come fenomeno del momento ma ad un singolo film, ad un singolo cantante, ad un singolo scrittore. Presentato, certo, senza estrapolarlo dal contesto ma valutato per le sue caratteristiche di singolo elemento, non esclusivamente come rappresentante di un presunto "fenomeno Giappone".
Perchè fa piacere che in una rivista musicale dedichino attenzione al Jpop, ma un articolo una tantum ha poco senso se poi nella rubrica delle recensioni, in mezzo alle produzioni italiane e straniere, non troveremo mai recensito l'album di un artista nipponico.
scritto da tafia il 11/01/2005,11/01/2005 14:51

Oggi, 11 gennaio, è il giorno del 鏡開き kagamibiraki ovvero il giorno in cui si mangiano i kagamimochi di cui parlavo nel post precedente.
E anch'io aprirò e mangerò il mio, che vedete qui sopra, decorato con un galletto kawaii in onore del segno zodiacale cinese del 2005. Starò attenta a non soffocare, dato che pare che alcuni anziani giapponesi siano addirittura morti per soffocamento da mochi , dato che la consistenza è parecchio gommosa e filamentosa...
scritto da tafia il 02/01/2005,02/01/2005 12:34

Molto più del Natale che è stato importato sostanzialmente come festa consumistica, in Giappone ha importanza il Capodanno, lo 正月shogatsu, che vanta una lunga serie di tradizioni e usanze.
Tra le decorazioni tipiche del Capodanno, troviamo anche il 鏡餅 kagami mochi. 鏡Kagami significa "specchio", uno dei simboli della divinità, mentre il 餅mochi è una pasta di riso cotto a vapore e pestato. In questo caso si tratta di due mochi rotondi e piatti, esposti a Capodanno in modo decorativo come offerta alle divinità.
La decorazione prevede diversi elementi dal significato metaforico.
Un 橙daidai (tipo di agrume, una sorta di arancia amara simile al cedro): la parola è omofona di 代代daidai, che indica la successione delle generazioni e quindi è di buon auspicio per il futuro della famiglia.
Un 海老 kairou, il gambero. Si scrive con gli ideogrammi di 海 mare e 老 anziano ed è simbolo di lunga vita. Lo stesso colore rosso è comunque di buon auspicio.
Le foglie di felce: il nome della pianta, 裏白 urajiro, scritto con gli ideogrammi di 裏"retro, nascosto" e di 白"bianco" indica la purezza interiore.
I fogli disposti in modo da alternare 4 facce di due colori diversi: detto 四手 shide, è un simbolo per esorcizzare i pericoli.
Le alghe marine, 昆布 konbu. Lo stesso suono può essere scritto con altri caratteri: quelli di 子"figlio", 生"vita, nascita" e 婦"donna, moglie". Un chiaro messaggio di buon auspicio per la nascita di figli.
Nella foto potete vedere un esempio di kagami mochi, anche se mancano le alghe e il daidai non si vede.
scritto da tafia il 01/01/2005,01/01/2005 19:08

Buon anno nuovo a tutti voi!
Grazie per la compagnia che mi avete tenuto in questo 2004, speriamo ci aspetti un 2005 pieno di spunti per raccontare e raccontarci le nostre vite.