La fantasia errante di Miyazaki

"Il castello errante di Howl", l'ultimo anime di Miyazaki, è un tripudio di fantasia.
All'inizio del film, ambientato in una cittadina di stampo europeo di un'epoca imprecisata, la giovane cappellaia Sophie viene presto trasformata in un'anziana vecchietta dalla Strega delle Lande, gelosa delle attenzioni che l'affascinante mago Howl ha riservato alla ragazzina. Mago di cui non si comprenderà l'esatta identità nemmeno alla fine, ma che somiglia tanto ai bishonen effemminati dei manga.
Dopo questo incipit quasi frettoloso nel dare una parvenza di trama, il resto è immaginazione pura. L'improbabile intreccio si svolge a ruota libera tra personaggi che spuntano dal nulla, continui cambiamenti di paesaggio, guerre tra eserciti di cui non si conosce l'identità, creature misteriose, magie che giustificano tutto o quasi. Tra questo turbinio di colori e scenari fantastici, un occhio un pò allenato riconosce i marchi di fabbrica del regista: la denuncia della stupidità della guerra, l'amore per la natura, il volo (come nella Città Incanata, anche questa volta il protagonista si trasforma in un essere alato), il sacrificio per l'altro.
"Il castello errante di Howl" sembra uscire dal vaso di Pandora scoperchiato della mente di un bambino: vivace, lungo, illogico, ingenuo, profetico, a lieto fine. Ti rapisce e ti incanta per due ore, per poi lasciarti un pò confuso e perplesso. Ma forse è perchè ormai siamo cresciuti troppo...











