Kurisumasu Omedetou!

scritto da tafia il 24/12/2005,24/12/2005 13:00

BUON NATALE A TUTTI!

Non è tutto oro quel che è Giappone...

scritto da tafia il 23/12/2005,23/12/2005 11:55

Come riflessione in vista del Natale, vi lascio questo articolo di Debora Di Dio, trovato su Peace Reporter...

La pena di morte in Giappone è una realtà poco conosciuta. Nella mia esperienza di attivista per i diritti umani ho incontrato poche persone al corrente del fatto che il civilissimo Giappone, paese così moderno e ultratecnologico, ancora prevede nel proprio ordinamento la pena capitale, oramai abolita di diritto o de facto da 118 paesi. Nel Paese, il dibattito tra la gente comune e sui media ha ricevuto una certa attenzione solo negli ultimi anni. Una delle più importanti organizzazioni al mondo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, stima che almeno 25 prigionieri con sentenze definitive siano da oltre dieci anni nel braccio della morte in attesa di esecuzione.
Come e quando avvengono le esecuzioni. Le esecuzioni avvengono di regola per impiccagione e sono eseguite in particolari periodi dell’anno, in genere nel mese di settembre, approfittando del periodo di sospensione dei lavori parlamentari, proprio per evitare critiche o la nascita di un dibattito pubblico. In tutto il paese ci sono sette prigioni attrezzate con un patibolo. I condannati a morte sono completamente isolati dalla società, è proibito ogni contatto con giornalisti e l’incontro con il proprio avvocato viene permesso solo una volta all’anno. In molte occasioni la corrispondenza, anche quella con l'avvocato difensore, viene letta e censurata dalle autorità carcerarie. L’esecuzione viene comunicata al condannato il giorno stesso, e i congiunti vengono informati del fatto solo quando già accaduto.
 Il braccio della morte. Le condizioni nel braccio della morte sono a dir poco disumane: ai detenuti non viene assicurata un’assistenza medica adeguata, vivono in celle di circa 5 metri quadrati, illuminate e tenute sotto controllo 24 ore su 24 per prevenire il rischio di suicidio. La maggior parte delle prigioni non ha impianto di riscaldamento e nessuna è dotata di un sistema di condizionamento dell’aria. Le celle hanno quindi un’aerazione ridotta di oltre duecento volte e una luminosità inferiore del 30 per cento rispetto a una cella normale.

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