Piccole autrici giapponesi crescono

E' appena uscito, per la collana Stile Libero di Einaudi, il romanzo Install della giovane autrice giapponese Wataya Risa.
Piano piano l'editoria italiana sta scoprendo i talenti della letteratura giapponese contemporanea, specialmente quella femminile. Lo ammetto, un po' sono gelosa di veder date in pasto al pubblico le autrici che con tanta cura avevo "scoperto" e studiato durante la stesura della mia tesi, ma d'altra parte mi fa piacere che venga riconosciuto il loro valore e che siano finalmente disponibili in traduzione.
Di Install e della sua autrice avevo sentito molto parlare in Giappone, ma non la conoscevo come opera.
Scritto dalla Wataya a soli 17 anni, è la storia di un'adolescente che, come tanti, non riesce a trovare un senso nella sua quotidianità fatta di scuola e studio. Una sensazione comune alla gioventù odierna, ma decisamente meno comune è la ribellione messa in atto dalla protagonista: svuotare completamente la sua camera e smettere di frequentare la scuola, nascondendosi in casa propria. Questa decisione la porterà, per caso, a fare amicizia con un ragazzino e ad intraprendere con lui una strana attività nella dimensione parallela delle chat erotiche. Il tutto muovendosi quasi come fossero invisibili al mondo adulto, troppo distratto, indifferente, occupato, o forse rassegnato.
Un romanzo che è più una storia breve, asciutta, diretta. Vista con gli occhi un po' ingenui un po' disincantati dei protagonisti, è una vicenda che riesce a trasmettere la difficoltà della moderna adolescenza, senza scadere nella volgarità e nella provocazione a tutti i costi. Proprio per quest'ultimo motivo, l'ho apprezzato molto di più di Serpenti e Piercing (di Kanehara Hitomi, edito da Fazi), altro emblema della letteratura femminile emergente in Giappone.
Una nota sulla traduzione a opera di Antonietta Pastore, che avevo apprezzato come autrice del saggio "Il Giappone delle donne": purtroppo in Install ho notato un paio di imprecisioni, come Utada Hikaru diventata uomo e il manga di Vagabond rimasto "Bagabondo"...










