Bentornata a Tokyo
Era poco prima di partire.
Al pub con amiche di un'amica, ho detto qualcosa tipo "Tra un mese torno a Tokyo". Spontaneamente, senza pensarci troppo.
La frase è stata accolta con sorrisi tra il perplesso e il divertito: "Torni? Ma allora qua a casa eri in ferie?!". Risate.
Rido anch'io e solo dopo un po' capisco che secondo loro avrei dovuto usare il verbo andare, non tornare.
E invece no. Ora sono sicura che ho usato il verbo giusto.
Io a Tokyo ci sono tornata.
Perchè sono qui da una settimana e ho ritrovato la Tokyo a me ormai così familiare.
Può sembrare paradossale. Perchè Tokyo è immensa, disordinata, in continuo mutamento. Ma è anche rassicurante, una volta che ne hai capito la logica e le costanti.
Sono tornata a Tokyo e sapevo che la città mi aspettava con il suo impeccabile sistema di treni e metropolitane, il konbini (convenience store) ad ogni angolo aperto 24 h su 24, i distributori automatici di bibite, le studentesse con le gonne e i calzettoni, lo sciame di gente agli incroci, gli inchini, le vetrine con il cibo esposto, le scritte colorate. E poi gli odori, i rumori, i colori. E le briciole dei ricordi che avevo lasciato la volta scorsa e che ora ritrovo un po' alla volta, qua e là.
Non mi sono mai sentita estranea, a Tokyo.
E mi piace perdermi a guardarla dall'alto, come finalmente ho fatto ieri dal mio punto d'osservazione preferito, con quel caos di palazzi come se una divinità dispettosa avesse sparso dal cielo tanti mattoncini Lego.












