Traducen traducendo...

scritto da tafia il 25/08/2006,25/08/2006 17:51

Al ritorno dalle ferie, ho ripreso con un buon ritmo l'attività di traduzione.
Ho concluso il terzo volume di un manga che non è propriamente di mio gusto (ma è talmente stupido che a volte mi strappa un sorriso...) e ora sono a buon punto con uno shojo che invece mi stimola, sia per la storia che per la sfida continua del linguaggio colloquiale.
Tra i piaceri che trovo nel tradurre, c'è quello del fare ricerche sugli argomenti più disparati, rincorrendo il significato di un riferimento inizialmente poco chiaro. E qui siano benedetti Google e Wikipedia.
E' una trappola, perchè a volte, saltando da link a link, ci si incuriosisce e si perde più tempo di quel che meriterebbe un accenno poco importante nell'economia del fumetto. Però si scoprono cose nuove e interessanti e, soprattutto, ci si rende conto di quanto deve spaziare la cosiddetta "cultura generale" del traduttore.
Oggi, un paio di semplici baloon mi hanno riportato al mondo dei cartoni animati di noi "bambini degli anni '80". Complici due citazioni riferite rispettivamente all'Uomo Tigre e a Ken il Guerriero. Il primo mi spaventava tantissimo, mentre il secondo non lo sopportavo. Però hanno due sigle indimenticabili, da cantare a squarciagola nei momenti di revival nostalgico.
Comunque, ho scoperto che la casa degli orfani dell'Uomo Tigre in originale è ちびっこ ハウス Chibikko House. E che il Raoul di Ken Shiro in realtà si chiamava Raoh.
Se vi è venuta un po' di nostalgia, fatevi un giro qui. E qui.

categoria:tradurre, nihongo
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Letture d'agosto

scritto da tafia il 23/08/2006,23/08/2006 11:11

[Il blog riprende le trasmissioni dopo una pausa estiva servita a superare lo straniamento del ritorno dal Giappone, a rigenerarmi, a distrarmi un po'.]

Al ritorno dal Giappone, mi aspettava la lettura di questo libro di Yoshimoto Banana, uscito in traduzione italiana per Feltrinelli con il titolo "Ricordi di un vicolo cieco".
Una raccolta di racconti scritti nel consueto stile semplice e delicato della Yoshimoto, intrisi di malinconia ma sempre illuminati dalla speranza.
Una lettura che ho sentito particolarmente mia, capitata al momento giusto.
E' un libro sul fragile e impercettibile ritorno alla serenità dopo un'esperienza dolorosa, sulla possibilità di essere felici, sulle persone e gli eventi che inaspettatamente ti tendono una mano e ti aiutano a rialzarti e a guardare avanti.

"Le stelle scintillavano e il cielo appariva senza confini.
Quella sensazione -il freddo del vento in quei momenti, il futuro che si spalancava immenso, il profumo di mare che avvolgeva il mio paese natale- adesso si risvegliava in me.
Una condizione dello spirito che si diffondeva libera in ogni direzione come una melodia...Mi sembrava che avrei potuto continuare ancora a cercarla. Era come se uno strato della pelle che ricopriva il mio spirito, intorpidito dalla pace e diventato insensibile ai dolori, si fosse staccato. Certo era doloroso, ma la sensazione dell'aria che colpiva la pelle era molto più fresca e viva dello stato di insensibilità in cui vegetavo.
Coraggio, prepariamoci a tornare e ricominciare."

categoria:pensieri, recensioni
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