Traducen traducendo...
Al ritorno dalle ferie, ho ripreso con un buon ritmo l'attività di traduzione.
Ho concluso il terzo volume di un manga che non è propriamente di mio gusto (ma è talmente stupido che a volte mi strappa un sorriso...) e ora sono a buon punto con uno shojo che invece mi stimola, sia per la storia che per la sfida continua del linguaggio colloquiale.
Tra i piaceri che trovo nel tradurre, c'è quello del fare ricerche sugli argomenti più disparati, rincorrendo il significato di un riferimento inizialmente poco chiaro. E qui siano benedetti Google e Wikipedia.
E' una trappola, perchè a volte, saltando da link a link, ci si incuriosisce e si perde più tempo di quel che meriterebbe un accenno poco importante nell'economia del fumetto. Però si scoprono cose nuove e interessanti e, soprattutto, ci si rende conto di quanto deve spaziare la cosiddetta "cultura generale" del traduttore.
Oggi, un paio di semplici baloon mi hanno riportato al mondo dei cartoni animati di noi "bambini degli anni '80". Complici due citazioni riferite rispettivamente all'Uomo Tigre e a Ken il Guerriero. Il primo mi spaventava tantissimo, mentre il secondo non lo sopportavo. Però hanno due sigle indimenticabili, da cantare a squarciagola nei momenti di revival nostalgico.
Comunque, ho scoperto che la casa degli orfani dell'Uomo Tigre in originale è ちびっこ ハウス Chibikko House. E che il Raoul di Ken Shiro in realtà si chiamava Raoh.
Se vi è venuta un po' di nostalgia, fatevi un giro qui. E qui.











