Identità

Quello che vedete è il mio biglietto da visita.
In fondo, niente di più che un nome e qualche informazione scritti su un foglietto di carta.
Ma a me piace pensare che quel biglietto racchiuda un'identità che sta crescendo, che si sta formando. C'è scritto "translator", sotto il mio nome. Mi sembra ancora di non meritarmelo, ma in quella scritta ci sono comunque anni di studio, viaggi, tentativi, errori e soprattutto più di una decina di volumi tradotti.
Ormai traduco manga da più di un anno. Non che mi senta chissà quale esperta: so quali sono i miei limiti e quanto ci sia ancora da migliorare e da perfezionare. Ho desiderato per anni di vedere il mio nome sull'ultima pagina di un fumetto (anche di un romanzo, ma quella è un'altra storia...) e ora che è successo mi rendo conto di come non sia un traguardo raggiunto, bensì una responsabilità: devo fare del mio meglio per meritarmelo.
La mia identità "professionale" (uh, che paroloni...) ha ancora contorni sfumati e indefiniti. Ha poche certezze e tante speranze. Non è un contratto, non è uno stipendio, non è un orario da rispettare, non è una risposta chiara a chi mi chiede "Che lavoro fai?". Però inizia ad essere una consapevolezza.
Grazie anche agli ultimi eventi.
A Fumetti in TV dove per la prima volta ero "dall'altra parte", dietro un tavolo su cui c'erano anche dei fumetti tradotti da me.
Alla Fiera del Libro di Francoforte, come interprete, con l'emozione di sentirmi finalmente parte di una squadra, di capire un po' di più come funzionano le cose. E mettercela tutta ad ogni appuntamento con i giapponesi, per combattere il timore di essere inadeguata.
Nell'ultima settimana ho consegnato più volte il mio biglietto da visita, spesso tenendolo con due mani e accompagnando il gesto con un inchino, come vuole il galateo giapponese.
Ecco, vorrei che di anno in anno quel biglietto da visita pesasse un po' di più, perchè riempito di esperienza, di impegno, di risultati, di nuovi obiettivi.










