Essere a Tokyo non ha prezzo. Per tutto il resto, c'è Mastercard...

scritto da tafia il 30/11/2006,30/11/2006 14:12

Chi mi conosce sa che normalmente non spenderei mai 25 euro per un fondotinta, ossia per qualcosa che non si mangia, che non si deve vedere, che non mi provoca alcuna sensazione fisica o emotiva piacevole e per di più viene assorbito dalla mia pelle in tempo zero, risultando quindi utile solo nell'istante in cui mi guardo allo specchio dopo averlo messo e poi esco illudendomi che quell'effetto sia durevole.
Però, mai dire mai.
Ieri mattina apro il mio beauty minimalistessenziale e il mio abituale fondotinta -scelto rigorosamente prima secondo il prezzo e solo poi secondo il colore...be', si è frantumato durante il viaggio. Inutilizzabile.
Immagino che gli abitanti di Tokyo potrebbero benissimo sopportare la visione della mia faccia anche senza una polvere uniformante, ma sono qui per lavoro e gira voce che per essere "professional" contino anche queste cose. Ne consegue la necessità di un acquisto in loco. Detto in altre parole: "Ca##o, mi tocca andare a comprarmi un fondotinta!".
Fatalità, proprio accanto all'albergo c'è un negozio che fa al caso mio. Non una profumeria chic, ma un semplice negozio tipo "Acqua e sapone".
Entro. E seguo il mio solito criterio. 3.500 yen. 3.400 yen. 3xxx yen. Niente cifre che inizino con meno di 3 all'orizzonte. Il che significa tra i 20 e i 25 euro, minimo. Non faccio in tempo ad essere perplessa che interviene la gentile commessa.
Mi propone di analizzarmi la pelle con un apposito scanner Shiseido. Ecco, magari non mi interessa niente del make up ma cretinate come queste mi fregano. Quindi eccomi seduta a farmi scannerizzare la faccia. Prova con le guance, ma evidentemente il risultato non la soddisfa. "Le guance sono un po' arrossate, provo sul collo.". Prova sul collo. Sullo schermo escono delle macchie di colore incomprensibili che la commessa interpreta come "Signorina, il colore che più le si addice è il n°10." E mi porge la preziosa scatolina Shiseido. Che sinceramente mi sembra un po' giallina e chiara per la mia pelle, ma trattandosi di un fondotinta per giappine la cosa non mi stupisce. A quel punto sono fregata: come faccio a dire di no ad una commessa dopo che mi ha scannerizzato la faccia? Mica sono una che si fa scannerizzare dal primo che passa e poi scappa senza salutare!
"Va bene, prendo questo." (in fondo, chi sono io per mettere in dubbio le decisioni di uno scanner Shiseido?!)
"Grazie signorina. Questa però è solo la ricarica, le basta così?"
"(20 euro e passa solo per la ricarica?!) Sì, mi va bene così."
"Capisco, però la ricarica è senza spugnetta ed è scomoda da usare senza confezione. E' in corso una promozione Shiseido grazie alla quale lei può avere una speciale confezione a fiorellini con spugnetta inclusa in edizione limitata a soli 300 yen invece dei soliti 700. Che ne dice?"
" (be' in fondo, 300 yen...no, mi sta fregando...però, solo 300 yen...) Ah...eh...uhm...oh...ok, prendo anche la confezione."
"La ringrazio, signorina. Questa confezione si adatta a qualsiasi tipo di fondotinta Shiseido, questo è solo per l'autunno-inverno quindi poi potrà sostituirlo con la versione primavera-estate [col piffero, con tutto quello che mi è costato minimo me lo faccio durare 4 stagioni!]. Se vuole può aggiungere anche il pennellino per..."
"No, quello ce l'ho già!" (Ovviamente non ho niente del genere, quaunque cosa sia, ma mi è rimasto ancora un po' di buon senso)
La commessa si avvia soddisfatta a farmi il conto. E lì avviene l'inaspettato.
Estrae due oggetti da un cestino.
"Come omaggio vuole un calendario o un'agendina?"
Cosa odono le mie orecchie?! Omaggio? Agendina? Quali soavi parole magiche! E l'agendina è pure carina. Arraffo i 25 euro di sacchettino con fondotinta+confezione limited edition+spugnetta+agendina.
Come farsi fregare beatamente da uno scanner e un omaggino.
Povera me.

NB non è da tutti riuscire a scrivere un post così lungo sul banale acquisto di un fondotinta...

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Ed è di nuovo Giappone.

scritto da tafia il 28/11/2006,28/11/2006 17:18

mangashibuya

Lo so, questa volta sono partita senza avvertirvi.
Di corsa, senza essere assolutamente preparata e con un'inaspettata resistenza passiva, superata solo grazie alla pazienza di persone che volenti o nolenti mi erano accanto.
Ed ora eccomi qui.
Se qualcuno un anno fa mi avesse predetto questo 2006 non ci avrei MAI creduto. Avrei riso con l'aria di chi pensa di saperla lunga sulla vita e sulle persone. Oppure avrei scacciato con un gesto scaramantico una certa inquietudine.
Ma imprevedibile significa che non si può prevedere. E questo è stato decisamente un anno imprevedibile.
Tra le tante cose, non mi sarei mai aspettata di trovarmi qui, in questo novembre che muta in dicembre, a Tokyo, per lavoro. Non credo che nemmeno nei miei sogni di giovane matricola universitaria avrei mai osato immaginare di ritrovarmi a far visita alle case editrici di manga giapponesi in qualità di traduttrice, o interprete o supervisor o chi più ne ha più ne metta.
E invece eccomi, per ora stranamente immune agli effetti del jet lag, seduta alla scrivania di un hotel che non assomiglia a quelli a cui sono abituata, a posticipare una sana dormita per fissarmi nero su bianco. Ora. Qui. Per non rischiare di scoprire che invece è veramente il sogno di una matricola al primo anno di giapponese.
Domani i primi appuntamenti. Un nuovo gioco di ruolo. Una nuova sfida.

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Grazie, Cavalieri! (uno dei tanti bei momenti di Lucca Comics)

scritto da tafia il 06/11/2006,06/11/2006 15:00

Se avvicinarsi a un palco e sentire la sigla di Sasuke ti mette un'euforia indescrivibile.
Se a sentire le voci dei Cavalieri del Re ti invade la nostalgia e non ti sembra vero che sono passati quasi vent'anni.
Se fai a gara a chi indovina prima che sigla è.
Se nel freddo di un inverno arrivato all'improvviso, ti riscaldi saltellando al grido di "Yattaman! Yattaman!".
Se aspetti "Lady Oscar" per tutta la sera e appena senti l'attacco un po' ti commuovi. E il video ti viene mosso perchè non riesci a star ferma.
Se ogni volta che guardi le tue amiche, mentre cantano insieme a te, le vedi sorridere con gli occhi che luccicano.

Allora significa che siamo stati una generazione fortunata. Forse gli ultimi ad essere stati bambini davvero. E forse non cresceremo mai.

M A N G A

scritto da tafia il 01/11/2006,01/11/2006 16:46

Oggi ho messo in ordine gli scaffali dei manga.
Dovevo alleggerire qualche ripiano ormai ricurvo sotto il peso dei volumi, trovare una sistemazione alle nuove serie e preparare spazio per gli acquisti di Lucca Comics e quelli futuri.
Ci ho messo quasi un paio d'ore ma sono soddisfatta del risultato, perchè ho trovato un criterio per quasi tutti i ripiani.
C'è quello riservato alle case editrici per cui ho tradotto e traduco, insieme ad altre edizioni particolarmente curate.
Quello dei manga da cui hanno tratto i cartoni che guardavo da bambina: Kiss me Licia, Hilary, Hello Spank, Lady Oscar...Non ci stavano tutti, così ho dovuto sistemare su un altro ripiano Maya e un'edizione giapponese di Georgie.
Non poteva mancare il ripiano dedicato a Yazawa Ai, con le edizioni italiane, qualche originale, gli art book.
Un intero ripiano anche per Lui & Lei, forse il mio preferito dopo NANA.
E una convivenza, spero non troppo forzata, per due autrici che amo molto e di cui ho anche vari volumi originali: Soryo Fuyumi e Obana Miho.
Ho unito insieme le altre serie più recenti e si nota subito un gusto più "maturo": Clover, Sei il mio Cucciolo, Happy Mania, Life, La clessidra.
Gli shojo più leggeri, le commedie scolastiche, Wataru Yoshizumi & co., sono finiti in fondo alla scaffalatura di destra.
Mentre in fondo a quella di sinistra ecco le serie che ho amato benchè non fossero shojo: da Video Girl Ai a Love Hina, passando per Adachi. E lì andrà anche Densha Otoko. E Beck se deciderò di proseguirlo.
Sono passati anni da quando i manga sono entrati a far parte della mia vita. Da quando ho scoperto che dell'allora adorato Sailor Moon esisteva anche una versione cartacea. E che i cartoni con cui ero cresciuta venivano dal lontano Giappone e spesso erano tratti da fumetti.
Da allora non ho più smesso.
Amo i manga esteticamente: hanno tratti e forme che ai miei occhi risultano piacevoli e attraenti. E li amo per la quotidianità del Giappone che ritrovo tra le pagine.
Non sono una fanatica, non ho pregiudizi verso i fumetti non giapponesi (ammetto però una grande ignoranza in materia) e non compro tutto a prescindere. Di solito, per gusto e sensibilità personale, prediligo gli shojo verosimili. Quindi tendenzialmente niente Clamp. Crescendo sono diventata molto più selettiva: mi tengo informata su quello che esce ma finisco per scegliere storie con protagonisti più vicini alla mia età o con contenuti originali.
Purtroppo, anche se ora i manga sono diventati il mio lavoro, ho sempre meno tempo per fermarmi a leggerli. Ma mi piace ogni tanto gettare uno sguardo agli scaffali e vedere allineati tutti quei dorsi variopinti che mi hanno accompagnato per più di dieci anni, ormai.

PS Sabato sarò a Lucca Comics...più in veste di lettrice che di traduttrice. Però se fate un salto allo stand J-pop magari avete la (s)fortuna di trovarmi lì di passaggio. E se invece non ci sono potete sempre comprare un fumetto e contribuire alla causa!

categoria:pensieri, italia, giappone
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