Di ritorno dal FEFF (e dalla successiva settimana tra la Fiera di Bologna e Milano per lavoro, con doverosa pausa-amicizia a Cesena), riordiniamo un po' le idee.
Lo ammetto, non ho visto molti film. A dire la verità, ehm, ne ho visti solo tre. Una media di uno al giorno, anche se domenica non ne ho visto nemmeno uno e ho fatto la turista in quel di Udine.
D'altronde, non è colpa mia se i film che mi interessavano li facevano nei giorni successivi, se non riesco a vedere quelli che superano la quantità massima di sangue consentita, se le proiezioni giapponesi del mattino non mi davano motivi sufficienti per alzarmi dal letto.
Comunque, mi sono goduta l'atmosfera del festival.
Tutti i colori del teatro, le sedie fucsia, il pavimento arcobaleno, le faccine gialle appiccicate dovunque e talmente squallide e kitch che dopo un paio di giorni rischiavano di starti quasi simpatiche.
La bancarella dove spulciare ogni giorno per vedere se arrivava qualche libro nuovo (e ovviamente comperare la borsina, dopo tanta indecisione sul colore).
La gente, perchè occasioni come queste sono perfette per lo human-watching.
L'idea che tutte quelle persone fossero lì accomunate da un interesse, dall'apertura verso un cinema "altro". Verso un mondo "altro".
E in mezzo a tutto questo, i film. Proiettati in teatro, ovviamente in lingua originale con sottotitoli.
(click sul titolo per trama e recensioni come si deve, io vi lascio solo dei commenti a random...)
Dororo
Il fantasy-storico non è il mio genere, il film era troppo lungo e i demoni decisamenti troppo brutti, talmente brutti da risultare a volte comici. Però ne ho apprezzato alcune tematiche di fondo, i rapporti tra i personaggi, l'interpretazione di Shibasaki Kou nei panni della ladruncola Dororo, le scene d'azione acrobatiche.
Da non perdere se volete sapere cos'hanno a che fare i Gipsy King con Hyakkimaru, errante cacciatore di demoni...
The sword
Ovvero, quando il primo film cinese della tua vita in un tardo sabato mattina è del 1980, di un genere -il wuxiapian- a te sconosciuto ma palesemente pieno di combattimenti con spade taglienti, girato da un regista -Patrick Tam- che mai avevi sentito nominare ma al quale era dedicata la retrospettiva del festival. Nonostante fossi quindi totalmente impreparata (e sia entrata a film già iniziato), l'ho trovato inaspettatamente intenso. Soprattutto nelle complesse e drammatiche relazioni tra i personaggi.
Devo però ammettere una cosa: non sono ancora pronta a prendere sul serio i combattimenti acrobatici di kung-fu. Non ce la faccio, soprattutto quando saltano e sfidando qualunque legge di gravità si spiattellano sul soffitto. Per non parlare di quando, nel finale, uno dei protagonisti zompa in avanti e sfreccia come un missile. Confesso: è stato più forte di me, mi è scappato da ridere. Chiedo ufficialmente venia ai cultori del genere, compreso quello che mi stava seduto a fianco.
Eye in the sky
Fonti attendibili mi hanno debitamente informata che si trattava dell'esordio alla regia di un famoso sceneggiatore, tale Yau Nai-Hoi. E che alcuni degli attori nel cast sono personalità conosciute nel panorama cinematografico di Hong Kong. Ciò non mi stupisce, visto che al mio occhio solitamente digiuno di cinema asiatico il film ha avuto un riscontro più che positivo. Poliziesco originale, avvincente, dal ritmo incalzante e dai personaggi ben caratterizzati. Particolarmente apprezzata l'idea di incentrare la vicenda sul punto di vista della giovane e ancora inesperta "Piggy", nuova recluta di una squadra investigativa top-secret, la Surveillance Unit della polizia di Hong Kong. Il suo sguardo alla prima esperienza, le sue reazioni non ancora fredde e distaccate come il suo ruolo richiederebbe, rendono più umano quello che avrebbe potuto limitarsi ad un semplice intreccio alla "guardie e ladri".