Cose strane per le strade di Tokyo, la notte...

scritto da tafia il 30/06/2007,30/06/2007 06:34

Quando la sera ti attardi in un izakaya a Ueno, può capitare...

...di perdere l'ultimo treno e doverti incamminare in compagnia verso casa...
...di trovare un giapponese collassato sul bordo della strada, forse in coma etilico, ignorato dagli altri passanti, e chiamare l'ambulanza...
...di imbattersi lungo le strade deserte in un pupazzone luminoso a forma di pagliaccio...

Secondo voi che se ne sta a fare un simpatico pagliaccione a Tokyo in una calda e afosa notte di giugno? Cosa ci sarà mai scritto sotto?

No, non è l'insegna di un negozio di giocattoli.
No, non annuncia l'arrivo del circo in città.
No, non è l'entrata di un luna park.

Seguendo la regola nipponica del "kawaii sempre e dovunque", il pupazzone stava sopra...un cantiere stradale notturno.
E sotto c'è scritto: LAVORI IN CORSO.

All'ANAS giapponese a quanto pare deve lavorare gente spiritosa...

categoria:giappone
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小さな、偶然の出会い・・・piccoli incontri casuali...

scritto da tafia il 25/06/2007,25/06/2007 15:25

A volte le cose belle si incontrano per caso.

Di ritorno da un appuntamento di lavoro, percorrevamo una stradina dalle parti di Yoyogi quando il mio occhio è stato attratto da alcuni quadri colorati.
E così io e la mia collega ci siamo ritrovate in una piccola mostra di deliziose illustrazioni per bambini. Poco più che una decina di opere, che però ci hanno convinto a comperare qualche cartolina e un libro (anche i quadri non costavano molto, ma sarebbero diventati bagaglio impegnativo...).
E a scoprire che la ragazza che sorvegliava la galleria era l'autrice stessa. Che ci ha offerto due bicchieri di the, autografato gli acquisti, fatto firmare il guest-book con la promessa di inviarci un saluto, scattato una foto ricordo, regalato due mollettine decorate con i suoi personaggi.
Lei è Yamamoto Masako.
E io mi auguro che il suo dolce talento abbia il successo che si merita.

categoria:pensieri, giappone, personaggi
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Tokyo Sweet Tokyo

scritto da tafia il 24/06/2007,24/06/2007 15:38
東京 

Tornare a Tokyo ha qualcosa di rassicurante.

I giapponesi parlano ancora giapponese, con quel loro suono così familiare. Bene o male capisco ed ecco che iniziano a uscire ideogrammi anche dalle mie labbra, senza starci troppo a pensare.
I treni e la metro sono sempre puntuali.
La gente nei negozi è sempre gentile: ti salutano quando entri, quando cambi scaffale, quando vai alla cassa, quando esci senza comperare nulla.
Il cibo ha quel sapore indefinibile, di dolciastro e salsa di soia.
I konbini sono sempre aperti, luminosi fari nella notte, ed è bello sapere che puoi avere (quasi) qualunque cosa di cui tu abbia bisogno in qualunque momento. Oppure puoi sempre entrare senza avere in mente nulla e scoprire che in realtà c'è sempre qualcosa di cui hai necessità o impellente desiderio.
I distributori automatici di bevande sono sempre a ogni angolo della strada, della stazione, dell'edificio in cui ti trovi.
Il quartiere di Ningyocho non è cambiato e ha quell'aria di casa, che ti sembra di essere mancata sì e no una settimana.
La casa in 6 tatami di Masa e Fracce è dietro l'angolo e hanno sempre qualcosa di buono da darti da mangiare.
E' la stagione delle piogge e piove. Ma le giapponesi hanno sempre quei sandaletti improbabili col tacchetto altrettanto improbabile.
Le stesse giapponesi tengono sempre la borsa col braccio a gancio.
C'è sempre un nuovo volume di NANA da comperare. Usato. Da Mandarake. A Shibuya.
Peppe ha cambiato lavoro ma ha di nuovo i riccioli.
Sugli scaffali ci sono più tipi di the freddo di quanti tu possa immaginare. Altro che pesca o limone. Per il mio frigo in albergo ho optato per il sougenbicha (dissetante miscela di 12 te da 12 erbe diverse).
E i libri costano sempre pochissimo. (questa è per lei).

categoria:pensieri, giappone
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Partenze e Distanze

scritto da tafia il 20/06/2007,20/06/2007 12:26

Tra due giorni salirò su un paio di aerei che, in più o meno 12 ore e uno scalo, mi porteranno dritto dritto a Tokyo. Se proprio mi va male, al massimo non funziona lo schermo e non potrò guardare i film programmati per rendermi meno noioso il viaggio.
Al mio arrivo, non solo troverò facce conosciute ad attendermi, ma avrò a disposizione un cellulare e una connessione internet in camera per Tanaka (=il mio pc portatile) che mi permetterà di mandare mail, postare foto in direttissima o addirittura telefonare dall'altra parte del mondo a tariffe esigue.
Certo, alcuni ti guardano ancora con occhi strani quando annunci la partenza e ancora non hanno ben capito se vai in Cina (perchè ti ci ha mandato qualcuno?) o in Giappone. E cosa ci vai a fare. "Una settimana di lavoro, poi un paio per conto mio." "Ah, vai in ferie!" Sì, ok, come non detto.
Comunque, tutto sommato, ormai viaggiare è diventato facile. E non ci vuole chissà che coraggio o intraprendenza a lasciare casa per andare al di là degli oceani, tanto -volendo- con chi è rimasto a casa si può rimanere in contatto in direttissima minuto per minuto.

 Immagine di Giappone perduto

Ma ci sono stati altri tempi.
Tempi in cui andare in Giappone poteva significare salire su una nave a vapore per il giro del mondo nel febbraio 1866 e arrivare a luglio in un paese ancora nella sua era feudale, aperto da poco -e per certi versi ancora ostile- agli stranieri.
Enrico H. Giglioli, nel suo piacevolissimo "Giappone Perduto", racconta del Giappone che si è trovato di fronte con il candore e lo stupore di chi scopre un altro pianeta, ma allo stesso tempo la precisione di uno scienziato, di un etnografo. Un Giappone ancora intatto, che a lì a poco avrebbe ceduto parte delle sue tradizioni, dei suoi usi e costumi, in cambio dell'occidentalizzazione e del progresso.
Quello però che colpisce di più è l'apertura dell'autore al nuovo popolo, alla cultura che ha di fronte, in tempi in cui le distanze nel mondo erano ancora tali. Senza pregiudizi, senza riserve, senza la tentazione di ribadire la superiorità della propria civiltà rispetto alla civiltà "altra". Nonostante fosse consapevole che la vita di uno straniero, a quei tempi, era constantemente minacciata dagli assalti dei samurai ostili all'apertura del paese, Giglioli sa comprendere che si tratta di una contingenza storica in qualche modo inevitabile e riconosce nella gente del popolo giapponese una gentilezza, una cordialità, un'ospitalità tale da affermare che "non s'incontra nulla di simile in alcun altro Paese".
E una volta tornato in patria, saputo della modernizzazione in corso in Giappone, si scopre addirittura "dolente di veder togliere al Giappone quel suo carattere bello e originale e mettere in pericolo quei mille tratti singolari e caratteristici, quella genuina bontà d'indole che spiccava tanto, specialmente nel popolano, e che è così rara tra noi popoli superiori e sedicenti civilizzatori".
Ve lo consiglio, se volete capire cosa è stato perso e cosa invece è rimasto del Giappone d'altri tempi. E se volete un buon esempio di come porsi di fronte a una realtà "altra", cosa che spesso non ci riesce nonostante le distanze, ora, si siano notevolmente accorciate.

categoria:pensieri, recensioni, italia, giappone
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