Il Giappone in edicola a 10 euro

scritto da tafia il 26/10/2007,26/10/2007 15:35


Non è una recensione, perchè se aspettassi di leggerlo tutto per parlarvene poi voi non lo trovereste più in edicola.
Quindi questa è una segnalazione.
E' uscito oggi, in edicole e librerie, un "quaderno speciale" della rivista di geopolitica Limes tutto dedicato al "Mistero Giappone": oltre una ventina di brevi saggi e articoli , firmati da autorevoli esperti e prevalentemente dedicati all'attualità nipponica.
A giudicare dal sommario, il volume si prospetta interessante. Io penso inizierò dalla seconda parte, dove ho già individuato un "Pianeta Manga" scritto dal nostrano fumettista Igort e un articolo sulla yakuza. Poi con calma passerò ai saggi più impegnativi.
Per il momento non ho resistito e mi sono già concessa il breve racconto "Natale in Giappone" della sempre gradita Amélie Nothomb (lo trovate a pag. 165, se siete squattrinati e abili a passare inosservati, potete riuscire a leggervelo direttamente in libreria in modalità tachiyomi ...ma non dite che ve l'ho suggerito io!).

Dimenticavo.
Se volete leggervi qualcosa di gratuito e meno impegnativo, la sottoscritta ha da poco iniziato a scribacchiare anche da queste parti...

Raccontando il Giappone ai bimbi...

scritto da tafia il 24/10/2007,24/10/2007 11:25
Ieri ho preso la mia valigietta a forma di Hello Kitty, sentendomi un po' Mary Poppins.
L'ho riempita con una cartina enorme del Giappone, due sillabari giapponesi, un paio di bacchette, una ciotola, un paio di geta, un ventaglio, una scatolina di Totoro per l'obento, un giochino di legno, una decina di cartellini con dei nomi italiani in katakana, tanti fogli con stampate tante foto colorate del Giappone, dei bambini giapponesi in kimono, delle scuole giapponesi.

E sono andata a raccontare il Giappone ai bambini delle elementari.

Ho appoggiato su ogni banco il loro nome in Giapponese e li ho visti trascriverlo con attenzione e precisione.
Ho appiccicato post-it con nomi di città sulla cartina, spiegando che Tokyo non è Kyoto, che lassù fa freddo mentre sulle isole laggiù fa caldo e proprio là c'è quel vulcano sempre con la neve in cima.
Ho risposto a tante mani alzate e faccine curiose e interessate: se ci sono le sale giochi, se le scuole sono a un piano solo, se 'tsunami' è una parola giapponese, con che soldi si paga, che religione c'è, se a scuola le maestre sono severe.
Ho mostrato come si usano le bacchette.
Mi sono sentita chiamare 'maestra'.
E ho fatto perfino due o tre autografi sui diari, con il mio nome in giapponese e italiano.

Che bello...
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(Italia + Giappone) : 2 = ?

scritto da tafia il 18/10/2007,18/10/2007 15:07
Si accennava nel post precedente alla scelta -con i suoi pro e i suoi contro- di trasferirsi in Giappone o comunque di vivere in paese diverso dalla propria patria.
Naruse Ryuta ha scherzosamente proposto una soluzione matematica al problema:
"ITALIA + GIAPPONE : 2 = ?"
Una formula che riassume la voglia e l'utopia di vivere in un luogo che unisca gli aspetti migliori del paese d'origine e di quello lontano che ci affascina e attrae. E allo stesso tempo l'incognita di un paese immaginario che unisca due realtà differenti come l'Italia e il Giappone.
Ma quali sono queste differenze? E quali sono gli aspetti dell'Italia che un Giapponese vorrebbe importare nel proprio paese e, viceversa, gli aspetti del Giappone che sarebbe utile importare in Italia?
Ryuta ce lo racconta nel suo libro, intitolato proprio con quella formula geografico-matematica.
Un libro nato da un blog, dove l'autore racconta la sua esperienza di Giapponese trasferitosi in Italia per non finire 'incanalato nelle rotaie della vita'.
Nella pagine del libro troviamo sia l'Italia di tutti i giorni vista dagli occhi di un Giapponese, sia le risposte a tante domande e curiosità tipicamente italiane sul paese del Sol Levante, tra stereotipi più o meno veri. Il tutto corredato dalle vignette di Ishikawa Tomoyoshi.
Il libretto, scorrevole e leggero, ha tutta la spontaneità dell'autoproduzione e nessuna pretesa colta o letteraria: una sorta di chiacchierata tra amici, in un semplice e simpatico italiano "alla giapponese".
Ve lo consiglio, fosse anche solo per la gentilezza dell'autore, che è stato subito pronto a spedirmi a sue spese una copia sostitutiva quando gli ho scritto che in quella acquistata mancavano alcune pagine.



Qui le indicazioni su dove trovarlo o come acquistarlo on-line.
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8 cose su di me e la mia patria onoraria

scritto da tafia il 01/10/2007,01/10/2007 10:46
Torno finalmente a scrivere in questo blog trascurato e bisognoso di un restyling, motivata da una "blog-catena" passatami da Phoebe.
La catena consisterebbe nello scrivere 8 cose di me che in tutta probabilità i lettori non conoscono. Ma non volendo deviare dalla nippotematica del blog, eccovi 8 cose che forse non sapete su me e il Giappone.
1. Alle elementari, i miei per carnevale mi hanno vestita da giapponesina modificando un vecchio pigiama di raso a fiori con la maglia tagliata a kimono e aggiungendo parrucca con acconciatura simil-geisha e ombrellino di carta stile orientale. Evidentemente, il mio destino era già segnato.

2. Il primo libro di un autore giapponese che ho letto è Tokyo Blues (titolo originale: Norvegian Wood) di Murakami Haruki, più di dieci anni fa. L'ho adorato ed è tuttora uno dei miei romanzi preferiti. Ma a quei tempi ancora non avevo un'attrazione particolare per il Giappone. Poi avrei scoperto Yoshimoto Banana e l'esistenza di un traduttore chiamato Giorgio Amitrano. E sarebbe nato il sogno, per ora realizzato solo parzialmente, di vedere il mio nome su di un libro alla voce "tradotto da".

3. Generalmente, non mangio il sushi. E non perchè mi faccia schifo il pesce crudo, anzi. Semplicemente, non sopporto il gusto dell'aceto con cui viene bagnato il riso del sushi. Quindi, o trovo del sushi in cui ne han messo poco e non si sente, o me lo faccio preparare senza aceto da amici fidati, o rubo le fettine di salmone e tonno crudo dal sushi degli altri.

4. Ho una famiglia adottiva giapponese: gli Amemiya di Yokohama, una coppia di dinamici e attivi ultrasessantenni. Con due deliziose e vivaci nipotine gemelline di quasi quattro anni, che ho visto appena nate ma se mi distraggo un attimo rischio di ritrovarmele con la divisa alla marinaretta e i loose socks. Gli Amemiya, bontà loro, mi hanno ospitata più volte durante i miei soggiorni in Giappone, compreso quello durato un anno. Sarò loro debitrice a vita. Come li ho conosciuti? Durante i primi anni dell'università, ho trovato per caso il loro sito, in cui raccontavano dei loro viaggi e dei loro passatempi. Scrivevano di voler entrare in contatto con persone di tutto il mondo...io avevo bisogno di mettere in pratica il mio allora stentato giapponese, così ho mandato loro un'email. E da cosa è nata cosa. Conoscerli è una delle fortune più grandi che mi siano capitate: il mio legame con il Giappone è strettamente collegato anche al mio rapporto con loro e a volte mi spaventa pensare all'età che hanno, all'idea che inevitabilmente, un giorno, ci sarà un mio Giappone senza di loro. 

5. Non tutto quel che è giapponese automaticamente mi piace o mi interessa. Alcuni esempi. Baseball e sumo: sono i due sport nazionali, ma il primo non mi entusiasma (forse perchè non ho ancora ben capito come funziona, nonostante le innumerevoli spiegazioni) e il secondo ancora meno, soprattutto per fattori estetici. Bonsai e ikebana: ho troppo poca pazienza. I film horror giapponesi, per incompatibilità totale con il genere.

6. I miei posti preferiti in Giappone sono: i templi, gli onsen, i 100 yen shop, i konbini, i karaoke. Ovviamente tutti posti che in Italia non esistono: un dramma.

7. Non ho mai trovato risposta al quesito: vorresti vivere in Giappone? Per anni ho detto "se mi ritrovo sola mi trasferisco in Giappone", quasi come un rito scaramantico, per assicurarmi una via di uscita quasi desiderabile ad un'eventualità per nulla desiderabile. Ma la scaramanzia non ha funzionato e a un certo punto mi sono ritrovata sola. E ci sono andata in Giappone, ma per tre mesi. E poi sono tornata. Ora l'opzione trasferimento in Giappone è scartata, tornata ad essere al massimo un pensiero scaramantico che però ha perso di efficacia. Ma il vivere in Giappone credo rimarrà dentro di me finché muoio come "l'altra possibilità", la strada che non ho scelto al bivio, il treno su cui non sono salita. Per scelta? Per paura? Forse non lo saprò mai. Ho una lista ragionata di motivazioni "contro" il vivere definitivamente in Giappone, con la quale mi convinco che la mia è stata una scelta razionale. Ma so che invece molto ha contato il timore di disamorarmi del paese che ho scelto come seconda patria onoraria: una volta persa la passione che sta segnando la mia vita, cosa mi resterebbe? Ho preferito non correre il rischio.

8. C'è il "mal d'Africa". E c'è il "mal di Giappone", di cui soffro senza possibilità di cura alcuna, se non l'andarci più o meno regolarmente. Il "mal di Giappone" ha sintomi tipo questo. Scoprire grazie a un blog che esiste un sito in cui sono raccolte tutte le melodie che ogni stazione della linea Yamanote di Tokyo trasmette all'arrivo/partenza dei treni, ascoltarne un paio e farsi venire il groppo in gola e una lacrimuccia.