Il Giappone di Amélie Nothomb

scritto da tafia il 26/03/2008,26/03/2008 12:28
[Attenzione: contiene anticipazioni sul finale del romanzo!]



Sono reduce (già da un po', a dire il vero) dalla lettura dell'ultimo romanzo di Amélie Nothomb: Né di Eva né di Adamo, gentilmente donatomi in anteprima dalla redazione di Voland.
La Nothomb è una scrittrice che forse non avrei mai conosciuto, se nei suoi romanzi non ci fosse stato il Giappone. E delle sue opere, lo ammetto, finora ho letto solo quelle ambientate nel Sol Levante. La terra che l'ha vista nascere e scoprire il mondo nei suoi primi anni di vita (Metafisica dei tubi), sperimentare il primo straziante distacco quando è costretta a lasciare il Giappone e con esso lo stato divino dell'infanzia (Biografia della fame), subire sulla sua pelle il degrado di un mobbing crudele da parte dell'azienda giapponese che l'ha assunta (Stupore e Tremori).
Nell'ultimo romanzo, Amélie ci racconta un altro lato del suo ritorno in Giappone in età adulta: quello più sentimentale, la riscoperta della sua terra natia attraverso il legame che stringe con Rinri, un giovane giapponese.
E' una storia d'amore (con una persona, ma anche con un paese) raccontata non tanto con il cuore, quanto con il corpo. Ma non il corpo dell'unione fisica (praticamente mai accennata nelle 150 pagine del libro), bensì quello del gusto, degli odori, della fatica, del dolore, della serenità. Un'esperienza sensoriale che parla attraverso un uso maestrale delle parole, del linguaggio. La scrittura della Nothomb sembra infatti incarnare il kotodama, quel magico potere che gli antichi giapponesi attribuivano alla parola. Nei suoi romanzi non c'è frase che sia banale, ma nemmeno inutilmente complessa, o di troppo.
Fino alla fine del romanzo, il sentimento per Rinri e quello per il Giappone si sovrappongono e si confondono in un incalzante fluire di aneddoti, ricordi e giochi di linguaggio, fino al distacco finale da una terra (e da una persona) che, per quanto amata, si è scelto di lasciare:
"Fratello mio, io ti amo. La mia partenza non è un tradimento. Può capitare che la fuga sia un gesto d'amore. Per amare, ho bisogno della mia libertà. Parto per preservare la bellezza di quello che provo per te. Non cambiare."
Mi resta un solo rammarico, dopo la lettura di questo libro: l'impressione che chi lo legge senza conoscere il Giappone possa goderselo al 99%. Quell'1% in più è riservato a chi ha conosciuto l'odore e il gusto dell'okonomiyaki che fa andare in estasi la protagonista nelle prime pagine...

Sakura & Starbucks

scritto da tafia il 06/03/2008,06/03/2008 17:28
Dovrei recensire l'ultimo capolavoro della Nothomb, oppure raccontarvi cosa vado a fare a Udine nel weekend, ma mi preme farvi sapere che da oggi sono virtualmente in possesso di questo sublime esemplare di thermos (o tumbler, come lo chiamano loro) Starbucks:

Dico "virtualmente" perché me l'ha comperato a Tokyo la cara amica Fracce e ci vorrà ancora un po' perché arrivi tra le mie mani, ma è comunque inevitabilmente MIO, in tutta la sua kawainaggine pinku.
Fa parte della collezione Sakura 2008, lanciata da pochi giorni nei locali Starbucks del Giappone, in previsione della prossima fioritura dei ciliegi. Una collezione che, oltre ai tumbler, comprende una tazza in vetro, la compilation "Chocolate & Music", una chiffon cake, dei macaron e dei biscottini in sacchetto.
Tutto rigorosamente nei toni del rosa.
Sakura e Starbucks, un abbinamento per me irresistibile.
Lo so, Starbucks non è giapponese.
Ma la mia mente lo collega inevitabilmente al Giappone, perché è lì che l'ho scoperto ed è diventato per me l'emblema di quell'atmosfera tipica da caffetteria di Tokyo. Una dimensione in cui il tempo sembra fermarsi, un luogo in cui un Frappuccino è (quasi) solo un pretesto per fermarsi a chiacchierare con un'amica, fare lezione di qualche lingua straniera con un gaijin, leggere un libro su una comoda poltroncina, rivedere gli appunti dell'università, fare i compiti.
Mi mancano luoghi simili, in Italia. Bar e pasticcerie, qui, non sono la stessa cosa.
Non basterà nemmeno il thermos a sopperire alla carenza di Starbucks, ma almeno è così bellino...