Letture per lettori giapponesi...

scritto da tafia il 12/05/2008,12/05/2008 10:30
In Giappone esistono riviste per tutti i gusti e tutti gli argomenti. Intere scaffalature delle librerie sono dedicate alle suddette, rigorosamente divise per genere.
Tra tutte, una che non manco di procurarmi appena posso è Da Vinci, con il suo motto "I libri che vuoi leggere: subito trovati, subito comprati!".

Da Vinci è appunto un mensile dedicato alla lettura, che mi piace comprare non solo per aggiornarmi sulle ultime uscite dell'editoria giapponese, ma anche perché rispecchia un tipo di rivista che manca nel panorama italiano (forse lo scarso numero di lettori non ne giustificherebbe la nascita?).
Di Da Vinci apprezzo soprattutto il tipo di approccio alla "lettura" (non a caso uso questo termine e non "letteratura"): una gradevole via di mezzo tra la critica letteraria intellettual-snob e la svendita di best-seller usa e getta come prodotti di consumo.
In Da Vinci la lettura è intesa come intrattenimento, nel senso più positivo e culturale del termine.
Novità, recensioni, interviste agli autori, approfondimenti (e tanta inevitabile pubblicità editoriale). Tutto quello che ci si aspetta da una rivista sulla lettura, ma non solo: per Da Vinci i libri non sono un'élite e quindi i contenuti spaziano anche verso altri generi di "intrattenimento" come il fumetto (non è forse anch'esso una lettura?), passando anche per la musica, il cinema, la televisione, i videogiochi.
Sfogliamo, per esempio, il numero di Marzo, l'ultimo che sono riuscita a procurarmi.
L'approfondimento del mese (21 pagine 21)spetta, guarda caso, proprio a un manga, uno dei miei preferiti: Yotsuba to (pubblicato in Italia da Dynit).
Tra il resto troviamo...
Due pagine dedicate a una nuova rivista che presenta versioni a fumetto di romanzi e subito dopo altre due sulla sesta edizione del più famoso vocabolario monolingue giapponese, il Kojien.
Interviste e approfondimenti sui nuovi romanzi di tre autori: Ishida Ira, Arikawa Hiro e Kaidou Takeru.
L'inserto in bianco e nero con i racconti a puntate e la lista delle ultime uscite di ogni casa editrice.
La consueta sezione dedicata alla letteratura di genere, incentrata in particolare sulle storie di fantasmi.
L'angolo Cinema Da Vinci, con le recensioni dei film nelle sale o delle ultime uscite in DVD, e quello Musica Da Vinci.
Intervista e approfondimento sulla rock star Yoshii Kazuya, ex leader e vocalist della band The Yellow Monkey, uscito recentemente nelle librerie con la sua autobiografia.
Nella sezione "Comic Da Vinci", uno speciale sui manga a tema enologico, tra cantine, vini e sommelier.
Un breve speciale con una lista di volumi (romanzi, guide, raccolte di foto, ecc.) dedicati alla città di Parigi.
In chiusura, altre 20 recensioni da parte di specialisti del settore e i 130 libri del mese, presentati in breve.
Le ultime due pagine sono dedicate, come sempre, a un breve comic-essay, questa volta dell'autrice Ootagaki Seiko.

Questa rivista fa venir voglia di andare in libreria e fare acquisti. Fa venir voglia di andare da Kinokuniya, a Shinjuku.
Ma al momento mi accontenterei di una rivista così anche per l'Italia.
categoria:recensioni, libri, giappone, letture
commenti: commenti (8)(popup) | commenti (8)

Il Giappone di Amélie Nothomb

scritto da tafia il 26/03/2008,26/03/2008 12:28
[Attenzione: contiene anticipazioni sul finale del romanzo!]



Sono reduce (già da un po', a dire il vero) dalla lettura dell'ultimo romanzo di Amélie Nothomb: Né di Eva né di Adamo, gentilmente donatomi in anteprima dalla redazione di Voland.
La Nothomb è una scrittrice che forse non avrei mai conosciuto, se nei suoi romanzi non ci fosse stato il Giappone. E delle sue opere, lo ammetto, finora ho letto solo quelle ambientate nel Sol Levante. La terra che l'ha vista nascere e scoprire il mondo nei suoi primi anni di vita (Metafisica dei tubi), sperimentare il primo straziante distacco quando è costretta a lasciare il Giappone e con esso lo stato divino dell'infanzia (Biografia della fame), subire sulla sua pelle il degrado di un mobbing crudele da parte dell'azienda giapponese che l'ha assunta (Stupore e Tremori).
Nell'ultimo romanzo, Amélie ci racconta un altro lato del suo ritorno in Giappone in età adulta: quello più sentimentale, la riscoperta della sua terra natia attraverso il legame che stringe con Rinri, un giovane giapponese.
E' una storia d'amore (con una persona, ma anche con un paese) raccontata non tanto con il cuore, quanto con il corpo. Ma non il corpo dell'unione fisica (praticamente mai accennata nelle 150 pagine del libro), bensì quello del gusto, degli odori, della fatica, del dolore, della serenità. Un'esperienza sensoriale che parla attraverso un uso maestrale delle parole, del linguaggio. La scrittura della Nothomb sembra infatti incarnare il kotodama, quel magico potere che gli antichi giapponesi attribuivano alla parola. Nei suoi romanzi non c'è frase che sia banale, ma nemmeno inutilmente complessa, o di troppo.
Fino alla fine del romanzo, il sentimento per Rinri e quello per il Giappone si sovrappongono e si confondono in un incalzante fluire di aneddoti, ricordi e giochi di linguaggio, fino al distacco finale da una terra (e da una persona) che, per quanto amata, si è scelto di lasciare:
"Fratello mio, io ti amo. La mia partenza non è un tradimento. Può capitare che la fuga sia un gesto d'amore. Per amare, ho bisogno della mia libertà. Parto per preservare la bellezza di quello che provo per te. Non cambiare."
Mi resta un solo rammarico, dopo la lettura di questo libro: l'impressione che chi lo legge senza conoscere il Giappone possa goderselo al 99%. Quell'1% in più è riservato a chi ha conosciuto l'odore e il gusto dell'okonomiyaki che fa andare in estasi la protagonista nelle prime pagine...