Cosa si fa per campa'! -warning: explicit post-

scritto da tafia il 21/02/2008,21/02/2008 16:08
Come lettrice di manga ho sempre seguito prevalentemente shojo, ma come traduttrice sono onnivora, volente o nolente.
Tra le mie mani sono passati vampiri, pirati, virus, mostri e chi più ne ha più ne metta.
E ferma restando la mia personale deontologia professionale, per la quale mi rifiuto di tradurre gli hentai, la pagnotta bisogna pur guadagnarsela, per cui a volte metto mano anche a manga scollacciati (ricordiamo, ad esempio, le lottatrici succinte), destinati prevalentemente a un pubblico maschile... e per par condicio all'equivalente nippofumettistico degli Harmony per ragazzine dall'ormone agitato (anche se certe scene un conto è leggerle, un conto vederle...).
Quando mi capita, soprattutto in caso di storie per maschietti, spero sempre di non finire in mezzo a qualche indagine per omicidio. Perchè la cronologia del mio browser darebbe di me un'immagine poco edificante che potrebbe sviare le indagini a mio sfavore e far gongolare orde di giornalisti.
"Nel computer di una delle indagate, laureata in lingue orientali e traduttrice di fumetti giapponesi, decine di link a siti erotici giapponesi e immagini di donne asiatiche nude."
D'altronde, che risultati pensiate escano da Google-Immagini cercando uno sconosciuto vocabolo slang a caso, tratto dalla conversazione di liceali arrapati che dissertano di ragazze? Ecco, appunto.
Comunque si fanno spesso scoperte filologicamente interessanti.
Eccovi qualche chicca dalla mia ultima fatica.
デカパイ dekapai
Contrazione di dekai (enorme) e oppai (tette)= tettona; il contrario ovviamente (?) è pechapai, da pechanko di "piatto".
アイコラ aikora
Contrazione di idol collage. Che non è, come avevo ingenuamente pensato, un collage di foto della propria idol preferita, bensì la sovrapposizione dell'immagine del suo volto alla foto di un corpo femminile nudo, per avere la sensazione di vedere la propria beniamina senza veli!
やりちん yarichin
Da yari del verbo "fare" nell'accezione di yarimakuru, una sorta di "fare incessantemente, darci dentro", unito a chin di chinko, nomignolo affettuoso per l'organo maschile (da qui, capite perchè in Giappone sia meglio evitare di brindare urlando CIN CIN!). In sostanza, detto finemente, un "donnaiolo". A voi la scelta di sinonimi più scurrili.
オナニチャン onanichan
Gran finale con questo brillante (?) neologismo dell'autore del manga in questione. Vi dico solo che onani deriva dal termine di origine biblica che indica una certa pratica solitaria, mentre chan, ahimè, è l'abbrevazione di champion. Lascio a voi trarne le conseguenze.

C'è sempre qualcosa di nuovo da imparare.

piccolo post autoreferenziale

scritto da tafia il 15/02/2008,15/02/2008 09:19
Ormai non è più una novità vedere il mio nome sull'ultima pagina dei fumetti che traduco.
Sempre un piacere, certo, ma non una novità.
Però ieri qualcuno ha aperto per caso la prima pagina del sito dell'ANSA e mi ha fatto avvicinare al computer perchè vedessi questo.


Ecco, be', i primi volumi che usciranno in questa collana Disney Manga li ho tradotti io. E se tutto va bene, tradurrò anche i successivi.
Ricordo ancora la strana sensazione che ho avuto vedendo per la prima volta Paperino & co. parlare a ideogrammi. E che soddisfazione far pronunciare a Pippo quello "yuk" imparato da bambina leggendo Topolino.
Chi ha scritto quella notizia per l'ANSA non sa chi sono e probabilmente non ha nemmeno letto il mio nome sull'ultima pagina, ma leggendo l'articolo ho avuto la sensazione che tra quelle righe si parlasse un po' anche di me.

Il grande sogno di Maya...

scritto da tafia il 12/07/2007,12/07/2007 02:11

Per noi bambine cresciute a pane e cartoni animati è stato un must.
Non si contano le volte in cui ho ascoltato la sigla sulle vecchie cassette di Fivelandia.
E ancora stiamo aspettando con ansia il finale del manga.

Quindi oggi mi sembra doveroso approfittare e fare una capatina a questa mostra.

Working tools (1)

scritto da tafia il 27/01/2007,27/01/2007 10:57

Ogni mestiere ha i suoi attrezzi. Anche quello della traduttrice di manga.
Alcuni indispensabili, altri utili per facilitarti la vita, altri pronti a venirti in soccorso in caso di emergenza.
I vocabolari elettronici.
Senza, sarei un chirurgo senza bisturi. C'è il fedele Seiko jp>it it>jap, opportunamente decorato con stickers di Hello Kitty, giusto per non essere troppo professionali. E lo Sharp , che ha "solo" l'inglese ma è esaustivo nella ricerca dei composti di kanji e ha tanti gadget utili come i dizionari di personaggi e luoghi famosi, o il manuale per scrivere lettere e biglietti formali e in perfetto onorifico. E anche l'enciclopedia medica, in caso.
La lista con la spiegazione in inglese delle onomatopee.
Serve quando "faccio i rumori". Perchè in giapponese le porte che sbattono non fanno SLAM ma BATAN. Non è una lista esaustiva, ma è il meglio che ho trovato. Un giorno mi sa che dovrò scriverne una io. Ma prima devo trovare l'onomatopea giusta per tradurre il silenzio. Che in Giappone fa SHIIIN.
Beyond Polite Japanese
Agile dizionarietto di espressioni slang e colloquiali, di cui i manga sono pieni. Perchè il Giapponese va prima imparato e poi dimenticato, perchè quando parlano la grammatica è un'opinione. Peccato che anche questo libretto non sia per niente esaustivo.
Love, Hate and everything in between
Non lo uso spesso, ma ogni tanto ha qualche spunto interessante. E' un manuale incentrato sui vocaboli e i modi di dire usati in giapponese per esprimere le emozioni nelle loro varie sfumature. E' diviso in capitoli che vanno da "Tough love" e "Walking on air" a "Frosty silence",  "Revenge" o "Horrible things". Altro che fermarsi a SUKI-KIRAI!
Nihongo Bunkei Jiten
Dizionario delle forme grammaticali giapponesi, in ordine alfabetico, con spiegazione e relativi esempi. La Bibbia, praticamente. Anche se grammaticalmente i manga non presentano quasi mai forme grammaticali troppo complesse. Però non si sa mai. Per non parlare dei vuoti di memoria su cose che dovresti sapere ma...ehm...l'hard disk del cervello non sempre funziona a dovere.
Poi ci sarebbero da elencare gli indispensabili aiuti on line (Google Santo Subito!). Ma quella è un'altra storia. E magari un altro post.

Ma voi, chi credete che io sia? *

scritto da tafia il 02/12/2006,02/12/2006 02:47

Con il weekend, si è chiusa la prima serie di appuntamenti con le case editrici, ossia il vero scopo di questo viaggio (pensavate fossi semplicemente venuta a comperarmi un fondotinta?).
Ci si abitua a tutto, dicono. Anche a non fare facce da otaku in estasi entrando in sedi e redazioni di un mondo, quello che sta dietro ai manga sugli scaffali, che avevi sempre e solo immaginato. E invece eccoti lì, detentrice del diritto ad avere un pass. E non l'hai vinto con una raccolta di bollini.
Sei lì perchè in qualche modo stai trattando alla pari con quel mondo, o quasi.
E' questo che mi fa più impressione.
Non sono una scolaretta in visita (anche se la faccia è quella, e anche la macchina fotografica sempre pronta...poi ci pensa il capo a farmela mettere via!). Ho un biglietto da visita che attesta il mio ruolo (opportunamente upgradato per l'occasione) e dallaltra parte...mi prendono sul serio. Mi ascoltano mentre faccio le acrobazie per tradurre i discorsi del mio capo, mi fanno domande che capisco, mi fanno domande che intuisco, mi fanno domande che non capisco e devo chiedere di ripetere. Io li osservo. E mi aspetterei sempre di vedere almeno una faccia che dica "Ma questa cosa ci fa qui?". E invece no. Mi è sembrato di aver visto qualche pericolosissimo  "Cosa sta dicendo?", ma non mettono in dubbio la legittimità del mio essere lì.
E a questo punto, se ci credono loro, sto iniziando a convincermene anch'io.
Così capitano cose strane. Racconti a un agente che sei interessata alla letteratura femminile giapponese contemporanea, che ti piacerebbe tradurre un romanzo in italiano e ti viene presentata la persona che si occupa dei diritti dei romanzi giapponesi all'estero. Scambio di bigliettini e a quel punto ti accorgi che chi ti sta davanti ti considera un potenziale interlocutore professionale. Ti dà più fiducia di quanta tu ne dia a te stessa.
Allora ti viene da pensare a chi, in Italia, non ha ancora capito che lavoro fai. Anzi, a quelli che hanno forti dubbi sul fatto che tu stia lavorando (e il mio estratto conto darebbe loro ragione, effettivamente). E a commenti triti e ritriti all'annuncio dei tuoi spostamenti.
"Ti pareva, sei sempre in giro!"
"Che peccato, non ci sei per... [e segue elenco di eventi che rispetto a un viaggio in giappone hanno un'importanza infinitesimale]"
"In qualche maniera, te trovi sempre una scusa per andar via!"
Gente, mettetevi d'accordo per piacere, che poi mi vengono le crisi d'identità.

* perdonate la citazione, stava bene con il post, non è per mania di grandezza e divinità! ;-)

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Ed è di nuovo Giappone.

scritto da tafia il 28/11/2006,28/11/2006 17:18

mangashibuya

Lo so, questa volta sono partita senza avvertirvi.
Di corsa, senza essere assolutamente preparata e con un'inaspettata resistenza passiva, superata solo grazie alla pazienza di persone che volenti o nolenti mi erano accanto.
Ed ora eccomi qui.
Se qualcuno un anno fa mi avesse predetto questo 2006 non ci avrei MAI creduto. Avrei riso con l'aria di chi pensa di saperla lunga sulla vita e sulle persone. Oppure avrei scacciato con un gesto scaramantico una certa inquietudine.
Ma imprevedibile significa che non si può prevedere. E questo è stato decisamente un anno imprevedibile.
Tra le tante cose, non mi sarei mai aspettata di trovarmi qui, in questo novembre che muta in dicembre, a Tokyo, per lavoro. Non credo che nemmeno nei miei sogni di giovane matricola universitaria avrei mai osato immaginare di ritrovarmi a far visita alle case editrici di manga giapponesi in qualità di traduttrice, o interprete o supervisor o chi più ne ha più ne metta.
E invece eccomi, per ora stranamente immune agli effetti del jet lag, seduta alla scrivania di un hotel che non assomiglia a quelli a cui sono abituata, a posticipare una sana dormita per fissarmi nero su bianco. Ora. Qui. Per non rischiare di scoprire che invece è veramente il sogno di una matricola al primo anno di giapponese.
Domani i primi appuntamenti. Un nuovo gioco di ruolo. Una nuova sfida.

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