Due Tokyo sullo schermo...

La Tokyo anni '50 di Always 2, godibilissimo anche per chi -come me- non ha visto il primo film della serie.
Yamazaki Takashi ci riporta in una Tokyo retrò, magistralmente ricostruita con una computer graphic inusualmente dedicata non all'invenzione di un ipotetico futuro o di qualche mondo parallelo, bensì alla ricostruzione fedele del passato. Un passato che riesce a far provare nostalgia anche a spettatori che non l'hanno mai vissuto.
La Tokyo di Always è un quartiere all'ombra della torre di Tokyo, in bilico con un piede nella tradizione e uno nella modernità. E' abitata da monelli in pantaloncini corti, un aspirante scrittore fallito e spettinato, un rude carrozziere dal cuore d'oro, una donna che incarna l'ideale giapponese della ryosai kenbo ("brava moglie e saggia madre") ma che nasconde dietro il sorriso un piccolo rimpianto, una ragazzina viziata ma orfana di madre, la ballerina di un club di varietà che però sogna una famiglia.
Si ride, si sogna e ci si commuove, nella Tokyo di Always.
Tutt'altra Tokyo è quella del capolavoro di Miki Satoshi.

E' la Tokyo dei nostri giorni, ma non quella caotica e inflazionata di Shinjuku e Shibuya. E nemmeno quella turisticamente tradizionale di Asakusa e dei templi più famosi.
Il film è invece una lunga e mai noiosa passeggiata nella Tokyo dei vicoli, quella del "girato l'angolo dalla strada principale", dei quartieri residenziali, i piccoli parchi, i tempietti nascosti e silenziosi, i negozi vecchio stile che ci si chiede come fanno ad andare avanti, i chioschi.
Passeggiando per le strade di Tokyo ci si imbatte in vecchi ricordi e bizzarri personaggi.
E ci si dimentica che il percorso è partito da debiti non pagati e da un omicidio. E ha come destinazione il carcere.



























